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Letteratura,  Libri,  Politica

1984 di Orwell: lotta a ogni obbligo in un futuro non più futuro

Obbligo di dire, obbligo di fare, persino obbligo di pensare. Quanti sono gli obblighi a cui ognuno di noi ha ceduto? Quanto spesso abbiamo dato per scontato la libertà?
Esaspera questi sentimenti un’opera che ha segnato la storia della letteratura: 1984.

1984 e la proiezione del disagio sociale

1984

La letteratura distopica vuole descrivere un disagio o un malessere verso la società, proiettandolo però nel futuro, in una realtà che l’autore considera lontana da sé. Attraverso questo espediente riesce così ad esprimere tutta la feroce critica verso l’ordine sociale e culturale dominante. Il potere della fantasia cerca di suscitare coinvolgimento e una reazione emotiva, al fine di trasmettere una riflessione razionale.

Uno dei più significativi esempi di distopia è il romanzo di George Orwell, intitolato 1984.
Il titolo non è causale. Lo scrittore ricava il titolo invertendo le due ultime cifre dell’anno in cui scrisse il romanzo, il 1948. Un gesto significativo, volto a denunciare gli abusi del potere all’epoca della Seconda Guerra Mondiale, che stavano provocando l’appiattimento delle coscienze e dei sentimenti dei cittadini.

Seguendo le paure della sua epoca, Orwell immagina un mondo in uno stato di guerra permanente, un’economia del sottosviluppo, al punto tale che perfino il caffè e la cioccolata sono lussi inarrivabili, e un regime puritano, in cui la frustrazione dei cittadini li spinga più facilmente all’odio del nemico e all’acquiescenza nei confronti della propaganda.

Mezzi di comunicazione come strumenti per imporre obblighi

Al servizio del rispetto degli obblighi e del potere sono le tecnologie nel romanzo. In particolare i mezzi di comunicazione di massa sono descritti come strumenti di propaganda, il cui scopo era quello di conquistare il favore popolare.

Orwell partecipa quindi al dibattito che da sempre ha accompagnato le innovazioni tecnologiche. Come Umberto Eco ha sostenuto, esistono due posizioni prevalenti:

  • integrati sono coloro che considerano gli esiti positivi e controllabili della socializzazione grazie ai media;
  • apocalittici sono chi valuta la portata sostanzialmente distruttiva dei mezzi di comunicazione rispetto alla socializzazione ordinaria.

Orwell e i romanzi distopici fanno parte di quest’ultimo gruppo e trasmettono prevalentemente una visione della tecnologia in conflitto con la natura.

Teleschermo come metodo di controllo e imposizione

Pienamente immerso tra le novità del XX secolo, Orwell sviluppa l’idea che la tecnologia sarebbe stata guidata da due cose: «La guerra e il desiderio di determinare il pensiero di un altro essere umano». Per questo, nel suo romanzo, prende vita un nuovo tipo di tecnologia: il “teleschermo”.

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Il “teleschermo” è un apparecchio, obbligatorio in ogni casa e simile alla televisione, che ha la possibilità di trasmettere e ricevere allo stesso tempo. Impossibile da spegnere, continua ad “assalire” lo spettatore con dati e fatti che esaltano la potenza del partito, parate e manifestazioni in onore del Grande Fratello. Inoltre attraverso di esso si era spiati costantemente dalla psicopolizia, la quale si preoccupava che i vari membri della società non commettessero dei reati di pensiero.

Il teleschermo è usato anche per trasmettere i “Due Minuti d’Odio”, due minuti in cui una combinazione di immagini provocano un odio irrazionale. In questo caso Orwell si ispira al cinema. All’epoca, infatti, non era una forma di intrattenimento e svago, bensì di propaganda politica ed edificazione morale.

Giornali di 1984 al servizio del potere e non solo

Nella società descritta in 1984 anche i giornali assumono una funzione al servizio del potere. Essi vengono continuamente riscritti dal “Ministero della Verità“, insieme ai libri, per adeguarli a ciò che veniva dichiarato dal governo. Questo potere non ha confini: si possono creare persone mai esistite e cancellarne di vere.

Questa tecnica era stata diffusamente usata dai regimi totalitari durante l’epoca di Orwell. Lo scopo prefissato era quello di riscrivere la storia, con la pretesa di fondare un nuovo inizio, di ridisegnare il mondo secondo il loro volere.

Sopprimere il pensiero grazie alla mancanza di parole

L’ultimo modo con cui il Grande Fratello cerca di prevenire l’opposizione è attraverso la limitazione della capacità di pensiero. E questo si ottiene grazie all’invenzione di una nuova lingua. Se l’uomo non ha la capacità di identificare in maniera razionale il motivo della sua sofferenza, non avendo a disposizione parole per esprimerlo e per rifletterci, allora non può neanche definire la causa di essa e l’oggetto del proprio odio. Tutto quello che rimane è soltanto un rancore indefinito.

Così il Socing crea il “Newspeak” perché sperava di «far articolare il discorso nella stessa laringe, senza che si dovessero chiamare in causa i centri del cervello».

Orwell, già nei suoi anni, aveva capito il grande potere del linguaggio. Per limitare il pensiero basta limitare la capacità di espressione. Non esiste obbligo se non si conosce la libertà.

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