nudo-venere di urbino-tiziano
Poesia

A tutto Nudo, by Charles Baudelaire

Un articolo estivo senza ombra di dubbio. Senza ombra, appunto… è questo il problema d’estate quando il sole picchia come Mike Tyson. Di qui la voglia di buttare al vento i vestiti e di tuffarsi nel primo specchio d’acqua disponibile. Certo, se te ne stai nudo al sole poi ti scotti; ma tranquilli: la poesia, per quanto luminosa, non ha raggi UV ultra-ustionanti. Questo articolo in sostanza, potete leggervelo anche senza mettere la crema 50.

Dopo le dovute premesse mediche, facciamo le presunte premesse filosofiche: il concetto di “nudo1 è sempre più sdoganato ormai e, se da una parte del mondo ci sono donne che non sono libere nemmeno di far vedere le caviglie, dall’altra su Instagram molte sembrano obbligate a far prendere aria al corpo senza la pietà di un velo che sia uno.

Attenzione, non è solo sarcasmo, è una premessa presunta filosofica: il “nudo” è sempre più associato all’esibizione della bellezza a fini commerciali e le donne sono le principali vittime di questo business. Ma la situazione è molto più complicata di uno slogan perché:

1) anche gli uomini sono stati trascinati nel vortice dell’estetismo standard, della moda edonistica, del “o sei fregno o sei fregno”, per dirla con Schopenhauer.

2) donne e uomini in questo uragano pubblicitario di muscolotti e pelle liscia, spesso pensano che sia giusto così.

D’altra parte hanno una posizione di potere e sentono di essersela guadagnata, con le diete, con il social media management, con quei dannati, bellissimi 100 kg di panca piana. Tutto per avere un “nudo” istituzionalmente riconosciuto, certificato come figo e a prova di cinema.

Brad Pitt
Se Brad Pitt ti vede e fa questo, ALLORA stai fit

In questo articolo finora ho usato la terza persona plurale, ma ora voglio fare coming out: mi ci metto anch’io. Non sono immune da questo sistema estetico, ne sono cosciente, metto una barriera tra me e certi estremismi, ma non sono fuori dalla giostra e credo sia importante riconoscerlo. Anche ciò che sentiamo distante da noi in qualche modo ci penetra, come per osmosi, e i modelli di un’intera cultura, di proporzioni mondiali, non possono non contaminarci.

Benissimo, ma la poesia dov’è?

Ah già… troppe premesse e pochi versi. Quindi, a cosa mira la poesia di oggi: fondamentalmente a ricordarci che esiste un nudo diverso, che è dello spirito e del corpo insieme, che è anarchico, libero da repressioni e strumentalizzazioni. Questo nudo non va adulato, dimostrato o perseguito: siamo noi, anima e carne. Può essere tenue e delicato, può ardere di passione; non si pone il problema di travalicare la sottile linea tra nudo e porno, perché è già ben oltre il porno. Non è codificato, non conosce caste, mode o silicone. È semplicemente, puramente, sensualmente umano.

nudo-olympia-manet
Olympia, Édouard Manet, olio su tela, 1863

Insomma, signore e signori, ecco a voi – in tinta con la tela – un poetico nudo d’autore: ambrate e limpide da far tremare, parole dipinte da Charles Baudelaire.

I Gioielli

L’adorata era nuda, e, conoscendo il mio cuore,
non aveva conservato che i suoi gioielli sonori,
il cui ricco ornamento le donava l’aria vittoriosa
che hanno nei giorni felici le schiave dei Mori.

Quando getta danzando il suo rumore vivo e capriccioso,
quel mondo risplendente di metallo e di pietra
mi rapisce in estasi, e io amo alla follia
le cose dove il suono si mescola alla luce.

Lei era dunque distesa e si lasciava amare,
e dall’alto del divano sorrideva beatamente
al mio amore profondo e dolce come il mare,
che saliva a lei come verso uno scoglio.

Gli occhi fissi su di me, simile a una tigre mansuefatta,
con aria vaga e sognante provava delle pose,
e il candore unito alla lascivia
donavano un incanto nuovo alle sue metamorfosi;

E il suo braccio e la sua gamba, e la sua coscia e le sue reni,
lisci come l’olio, sinuosi come un cigno,
passavano davanti ai miei occhi limpidi e sereni;
e il suo ventre e i suoi seni, questi grappoli della mia vigna,

si facevano avanti, tentatori più che gli Angeli del male,
per turbare la quiete della mia anima,
per allontanarla dalla roccia di cristallo
ove, calma e solitaria, s’era assisa.

[…]

Tratta dai famigerati Fleurs du mal.

Note

1) A proposito, l’immagine che trovate in copertina è la Venere di Urbino di Tiziano Vecellio, olio su tela esposto agli Uffizi di Firenze, del 1538 (ottima annata).

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.