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Poesia

Dialogo tra la Luna e il Poeta, e viceversa

«Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
la vita del pastore…»1

«Ah Sor Giacomì, abbiate pazienza. Ancora co’ sta storia der pastore? V’ho detto de no! Io non contemplo, non miro; mica so’ un monaco buddhista, o un cecchino. Nn vedete come so’ pallida? Secondo voi, che po’ sta a fa’ na Luna pallida come me? Semplice: me sto a fa’ na lampada, grazie a Dio Sole. Fosse la volta bona che me coloro npo’»

«Dimmi, o luna: a che vale
al pastor la sua vita,
la vostra vita a voi? Dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso immortale?»

«Aridaje co’ sto pastore. Mannaggia a voi e a quando vostro padre nun v’ha comprato du pecore e un maialino. Io nun me n’intendo de pastori, so’ più na luna de città. Ar massimo ve posso racconta’ de Astolfo e San Giovanni, de Jim Carrey e Andy Kaufman2, della bonanima de Neil Armstrong, se proprio insistete»

E il Poeta insiste…

«Pur tu, solinga, eterna peregrina,
che sì pensosa sei, tu forse intendi
questo viver terreno,
il patir nostro, il sospirar, che sia;
che sia questo morir, questo supremo
scolorar del sembiante,
e perir della terra, e venir meno
ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
il perché delle cose, e vedi il frutto
del mattin, della sera,
del tacito, infinito andar del tempo»

«Appunto, io almeno comprendo qualcosa. Voi ‘nvece ve siete fatto pija’ così tanto dalla vena poetica che manco apprezzate gli anacronismi che sparo. Ho fatto pubblicità occulta alla N.A.S.A. Sor Giacomì, na profezia post eventum clamorosa3 e che me risponnete voi? “Il patir, il morir, il sospirar che sia”? Ma lo volete chiude’ bene qualche infinito o ve piaciono troppo le erre? Annateve a riposa’ va, ché è meglio»

«Dimmi: perché giacendo
a bell’agio, ozioso,
s’appaga ogni animale;
me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale?

Forse s’avess’io l’ale
da volar su le nubi,
e noverar le stelle ad una ad una,
o come il tuono errar di giogo in giogo,
più felice sarei, dolce mia greggia,
più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
mirando all’altrui sorte, il mio pensiero:
forse in qual forma, in quale
stato che sia, dentro covile o cuna,
è funesto a chi nasce il dì natale»

«Sor Giacomì, ogni giorno è triste e felice ‘nsieme. E nella vita il lutto s’accompagna all’amore e all’insalata de riso co’ la stessa facilità. L’ho visto dar cielo pe’ tanti anni, proprio tanti. Mo’ forse questo nun consola nessuno, ma davvero c’è qualcosa da consola’? Io nun ve faccio la morale… filosofeggia’ co’ voi, figuramose. Però, un paio di cose ve le voglio di’, perché so’ vere: uno, me dispiace di vedevve triste; due, “l’ali da volar sulle nubi” ce le avete»

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Luna in attesa di Sor Giacomino al di sopra delle nuvole4

A questo punto, vale a dire a fine “articolo”, mi intrometto anch’io nel dialogo, per specificare una cosina: queste “ali” di cui Sora Luna parla, non sono le ali della Poesia, né tantomeno quelle del Genio di Leopardi. Sono le ali che ognuno di noi possiede; quell’attitudine alla leggerezza che ci salva, come direbbe Calvino. È l’arte di non essere travolti dal mondo, grazie alla quale ciascuno di noi si solleva, si eleva, si alleva, si leva e basta, quando termina le parole.

Note

1) Per i veri leopardiani e per i mandriani curiosi, ecco l’integrale Canto notturno di un pastore errante dell’Asia.

2) La Luna si riferisce, oltre che all’Orlando furioso di Ariosto, al film Man on the Moon (diretto da Miloš Forman); dove Jim Carrey interpreta il famoso, spietato, comico americano Andy Kaufman: consigliatissimo.

3) Leopardi, per la cronaca, compose questo canto nel 1830. Dunque, risulta chiaro che all’epoca la Luna non poteva sapere nulla di Jim Carrey, né di Armstrong, né della missione Apollo 11. Tutto ciò solo per farvi riflettere sulla scarsissima accuratezza storica dell’autore di questo articolo.

4) Questa immagine, come pure quella di copertina sono una gentile concessione del fotografo lunare Mirco Oppo.

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