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Intervista

Eneide XI Radio Edit: Un’intervista a Titta Ceccano

Io: Oggi non sono da solo in questa poetica rubrica, anzi mi trovo in buonissima compagnia. Grazie per la disponibilità Titta1, a fare due chiacchiere con me sul teatro e sulla Eneide XI Radio Edit a cui tu e Francesco2 avete dato vita. Ci racconti come nasce questo radio-spettacolo?

Eneide-Titta Ceccano, Matutateatro
Titta Ceccano, Matutateatro

Titta: Figurati Salva, grazie a voi per l’interesse. Allora, questo progetto nasce per un’occasione specifica: il primo lockdown.

Io: Alla faccia dell’occasione!

Titta: A Febbraio 2020 stavo leggendo l’Eneide per prepararmi al progetto Civiltà Lepine con il Sistema Museale di Priverno. Dal vivo (sospira ndr). Poi c’è stata la prima stretta, e il lavoro si è trasformato: niente più performance dal vivo, avremmo preparato un’audio-istallazione del libro XI dell’Eneide3. Avevamo cominciato a registrare le prime clip con Francesco e poi, come sai, c’hanno richiuso. Ad Aprile dell’anno scorso ormai non sapevo più a cosa sarebbe approdata questa nostra avventura… ma comunque ho continuato a studiare il testo, presentando una riflessione sugli abbracci mancati nell’Eneide sul canale Facebook della Compagnia dei Lepini.

Ti voglio dire quello che penso, parzialmente eh, dell’Eneide.

(Mi rendo conto che ormai è partito, a briglia sciolta. L’intervista la conduce lui, io ascolto e basta)

Essendo una storia precedente a Roma, per forza di cose è… laziale: il vero poema del Lazio. Il poema che parla di tutti i popoli che hanno contribuito a far nascere Roma, la stessa Roma che poi li mangia. Anche noi, oggi, siamo mangiati in qualche modo da Roma, noi provinciali intendo. Turno e Camilla, acerrimi avversari di Enea, fanno bene a prendersi il loro momento di gloria. Noi siamo eredi di questi popoli rozzi, degli sconfitti cantati da Virgilio. Ripeto, è una mia visione personale.

Io: Non preoccuparti Titta, vengo da Lettere Classiche, ma vengo in pace. In più credo che la tua “visione personale” oltre che interessante, sarebbe condivisa da molti filologi. Quindi per te l’Eneide è il poema dei vinti?

Titta: È il luogo della vittoria e della sconfitta insieme, vedi il libro II, in cui Enea racconta a Didone la caduta di Troia. In una parola è il “sequel” dell’Iliade che ora, da prof4, mi verrebbe voglia di far leggere tutto.

Ma in questo poema non sono incredibili solo la storia, il mito, le immagini, anche la lingua lo è: una lingua materica, scolpita, ma allo stesso tempo spirituale, e di un’altezza impressionante5. C’è una chiarezza dell’immagine, una concentrazione dell’emozione che… insomma, anche nelle traduzioni migliori si percepisce sempre la perdita di qualcosa.

Io: Ti interrompo qui per farti una domanda, e so che ti farà piacere, perché è proprio una domanda da attore: quanto ti è stata d’aiuto una lingua così, nel mettere in scena l’Eneide?

Titta: Moltissimo, ma la cosa fondamentale è stata non considerarla poesia.

(A questo punto cari lettori, sarete rimasti un po’ sorpresi, allibiti da questo colpo di scena; ma, d’altra parte, sto intervistando un uomo di teatro. Lasciatelo spiegare)

Per me l’epica più che poesia, è racconto e cinema.

Me ne rendo conto ancora di più con gli studenti: quando la racconti e gliela fai vivere, l’epica arriva; se invece la parafrasi, se la spieghi, allora niente da fare. Mentre se tu gli racconti Priamo e Achille6, con il vecchio re troiano che, dopo la morte del figlio Ettore (da qui inizia a parlarmi con la voce di Priamo) va nella tenda dell’eroe greco di notte, prende la sua mano, si inginocchia e piange… allora riescono a vedere Achille che guarda negli occhi il suo nemico decennale come fosse suo padre e, finalmente, piange con lui. Insomma Salvato’, secondo me, a scuola come a teatro bisogna “farsi il film”7.

Io l’epica me la immagino così: quando parlano gli dei o l’aedo racconta abbiamo il campo lungo, o dei dolly8; poi si passa ai dettagli del duello, campo e controcampo. Tutto così, in un ritmo dei versi che è montaggio puro.

Poi, ad esempio, la favola di Sinone è Strasberg9, con tutti i dettagli creati ad arte per rendere vera la bugia del cavallo di Troia. Alcune scene le immaginavo al rallentatore, altre con camera a spalla, mi sono fatto una specie di storyboard con le inquadrature e l’ho data a Francesco.

Francesco Altilio, Compositore e Sound Designer
Francesco Altilio, Compositore e Sound Designer

Lui poi ha creato, in base a queste suggestioni, le tessiture musicali dell’intero spettacolo. “Deve essere cinema per le orecchie”, ci dicevamo. Il lavoro di Frank è stato davvero enorme: componeva in sinergia con la mia voce, ha studiato un repertorio musicale da Giovanni Palestrina alla Passione secondo Matteo di Bach. In più ha studiato i classici film “sandaloni” degli anni ’60, ma perfino Troy10 si è andato a vedere (ride ndr). In poche parole, senza la sua passione e la sua competenza non ce l’avrei mai fatta.

Io: Io che l’ho ascoltato so di che cosa parli, e spero che possiate tornare presto in scena/in onda. Adesso però un’ultima domanda, al di là dell’epica. Come stai vivendo questa pandemia, da artista oltre che da uomo?

Titta: Inizialmente è stata un’occasione per sottrarsi alla routine del lavoro, che mi stava trasformando in un impresario teatrale. Ho intrapreso uno studio selvaggio dall’Eneide a Fenoglio, dalla filosofia moderna alla letteratura americana. Leggetevi l’Aiace di Sofocle ragazzi, e anche La strada di Cormac McCarthy. Sono ripartito dai classici: Eschilo, Sofocle, Euripide e Virgilio sono state le mie letture di primavera

Io: Ci sei andato subito leggero.

Titta (sorride ndr) Sentivo che erano i testi giusti per tenere aperti almeno mente e cuore, quando era possibile. La pausa Covid nel teatro andava fatta e ci ha messo di fronte alla precarietà istituzionale e legale del mestiere di attore. Che lavoro fai e che posto hai nella società? Ora forse noi attori, e non solo, abbiamo più coscienza di questo.

Che funzione avrà il teatro nel post Covid? Sarà il connettore? Perché di connessione umana ci sarà bisogno. Sarà in grado il teatro, per sua vocazione, di avere questo compito? Se sì, con quali strumenti? Con quali economie? Di sicuro il teatro avrà bisogno di lentezza, e questa si trova soltanto fuori dall’economia di mercato. Sennò t’appicci11 Netflix, Prime e ti intrattieni. Queste sono domande aperte, a cui risponderanno i fatti. Un ritorno all’arte serve, prima ancora che al teatro, all’arte relazionale; quell’arte della communitas che collegherà di nuovo tutte le strade interrotte.

Io: tutte le strade che… portano a Roma?

Note:

1.            Chiamarlo Titta Ceccano mi sembrava una farsa, ci conosciamo da troppo tempo per rispettare le regole della scrittura formale. Ma ve lo presento meglio in nota: attore, regista e co-fondantore, assieme alla moglie Julia Boretti, della Compagnia Matutateatro, attiva da anni nel territorio Lepino, in tutti i teatri d’Italia e, perché no? Con qualche sortita in America.

2.            Francesco Altilio, compositore, fonico e sound designer, co-fondatore del trio E-cor Ensemble. Giovane che dalla piccola Priverno ha già fatto in tempo ad affacciarsi, con successo, ad eventi europei e mondiali di musica elettronica.

3.            Il libro dedicato alla vergine Camilla, la più grande eroina privernate che il Lazio avesse mai visto, parola di Virgilio; nonché una delle figure femminili più affascinanti ed emancipate dell’intero poema: la regina guerriera dei Volsci.

4.            Da quest’anno si trova alle prese con l’epica nelle scuole medie e, dal suo tono di voce, intuisco che non gli dispiace per niente.

5.            Ok ragazzi, l’avrete capito: tra Titta e l’Eneide ormai è amore.

6.            Si riferisce all’episodio del XXIV libro dell’Iliade, in cui Priamo va a chiedere la restituzione del corpo scempiato di Ettore, il più grande eroe troiano, il più grande dei figli di Priamo, ucciso in duello dal divino Achille.

7.            Gergo tecnico dei teatranti, intendetelo come: lasciarsi portare dalla potenza della propria immaginazione. Portare dove? All’intuizione perfetta.

8.            Si tratta di quelle inquadrature cinematografiche in cui i soggetti umani si vedono da lontano, il dolly in particolare è una gru utilissima per inquadrare dall’altro (quanto vorrei averne uno).

9.            Quando parla Titta o devi conoscere lui o, quantomeno, il teatro; ma per voi adesso ci sono qui io: Salvatore il glossario vivente. Titta si sta riferendo alla teoria di Lee Strasberg, secondo cui è la quantità dei dettagli che rende un racconto verosimile. Ne sa qualcosa Tarantino, nel film Le Iene. L’episodio mitico è quello del Libro II dell’Eneide, in cui Enea spiega come i Greci riuscirono a ingannare i Troiani per convincerli ad accettare il cavallo di legno come dono di resa.

10.          Film del 2004 sull’Iliade, in cui il trash e Brad Pitt fanno a gara per contendersi il ruolo di protagonista: consigliatissimo.

11.          Leggasi: “effettui l’accesso su”.

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