fiume
Mondo animato

Un fiume fatto di ricordi ed emozioni – Frozen

La parola “fiume” è immaginifica e fa venire in mente tante tematiche interessanti: fiumi di parole e di idee, fiumi nell’arte, nella letteratura. Ho pensato agli argomenti più disparati per questo articolo: l’inquinamento e la schiuma tossica che ricopre fiumi un tempo bellissimi; il “Sul bel Danubio blu” di Strauss; i “Fiumi” di Ungaretti, D’Annunzio e la sua non troppo eroica impresa di Fiume; infine Cesare e il fatale passaggio del Rubicone.

Solo che, appena cercavo di organizzare questi argomenti degnissimi, iniziava a risuonarmi nella testa la stessa, irritante canzoncina Disney. Così, dopo due settimane di musica sdolcinata ad accompagnarmi ovunque, ho deciso di smettere di fingermi una persona matura e di lasciarmi trasportare dal fiume dell’istinto.

Frozen e il fiume del passato

Non so quanti di voi abbiano visto Frozen II ma, dal momento che è il cartone che ha fatto più incassi nella storia Disney, immagino parecchi. Quindi forse vi ricorderete la ninnananna che la mamma delle due protagoniste cantava loro da bambine.

C’è un fiume, porta in sé

Quel che è stato, quel che più non c’è

La memoria del passato

Lì rifugio ha trovato.

Puoi sognarlo anche tu

Dove il vento incontra il mare blu

Ma in quel fiume affogherà

Chiunque vada troppo in là.

Beh, non la faccio troppo lunga, non vorrei attaccarvi il ritornello ossessivo. Ad ogni modo la regina Elsa, seguendo la melodia di una voce misteriosa, scopre che il “fiume del passato” è un ghiacciaio ai confini del mondo e decide di raggiungerlo. Dal momento che, secondo un concetto “scientifico” un pelino travisato, nel cartone si afferma che “l’acqua ha memoria”, Elsa lì vede la storia del passato sotto forma di statue di ghiaccio, rappresentative dei momenti più salienti del regno. Così scopre la verità e riesce a riparare al grave torto che stava per causare la distruzione di Arendelle e dei suoi abitanti.

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Una scelta soggettiva?

Potrei parlare delle due eroine in grado di affermare la propria identità in barba al genere maschile, ma per quello vi rimando all’articolo Disney trouble: cresciuti a pane e Walt.

La verità è che ciò che più mi ha colpito di questa storia è il fatto che le due protagoniste siano sorelle. Ok, ammetto di essere sempre stata fissata con il tema: ho anche io una sorella, e ho sempre pensato che i fratelli siano quella strana via di mezzo tra un migliore amico, un eterno rivale e un familiare troppo invadente. Insomma, da quando la piccola Anna, nel prologo del primo film, sveglia la sorella maggiore per chiederle di giocare insieme, non sono mai più riuscita a togliermi dal cuore questa storia.

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Credo, infatti, che questo sia il vero merito del cartone, a parte la grafica mozzafiato: riesce a farti dimenticare gli evidentissimi buchi di trama. I genitori hanno la geniale idea di chiudere Elsa da sola in una stanza per anni, quando l’unica cosa da cui dovevano guardarsi era la sua paura? Hans, dopo un film passato a favorire Anna, si rivela cattivo con una spiegazione raffazzonata? Il potere di Elsa è creare ghiaccio, per questo riesce a confezionarsi vestiti fichissimi e pattini luccicanti? Nulla di tutto ciò ha importanza: il fiume delle emozioni ti trascina in avanti, e la lucidità si scioglie insieme alla neve. Le emozioni che escono da quel marasma di cartone sono tra le più intense mai create dalla Disney e toccano una corda dentro ognuno di noi.

Gestire le emozioni

Ma in quel fiume affogherà chiunque vada troppo in là.

Così recita la canzone. Si riferisce alle scoperte del passato: Elsa, infatti, nel tentativo di trovare la verità sul regno e, soprattutto, su se stessa, si spinge “troppo in là”. Non è un caso che sia lei a sfidare la sorte e precipitare nelle profondità oscure del fiume ghiacciato. Elsa ha sempre avuto problemi a gestire le emozioni, fin da bambina, quando tentava di reprimere i propri poteri dicendosi: “domare, celare, non mostrare”.

Nel corso del primo film Elsa impara a gestire le proprie emozioni, scioglie la neve da lei creata e sembra raggiungere il lieto fine. Ma già all’inizio del Due la ritroviamo inquieta, inadatta a gestire la quotidianità che la sorella Anna ama tanto. Non vi partecipa mai veramente, rimugina sul passato e, non appena sente una strana voce provenire da lontano, ne approfitta per scatenare i propri poteri e risvegliare gli spiriti della natura. Non proprio l’emblema della calma interiore.

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Elsa, eroina emblema di una società

Viviamo in un’epoca che ci offre parecchio, dal punto di vista di diritti e possibilità; ancora non abbastanza ma, se facciamo un confronto con le epoche passate, non possiamo certo lamentarci. Eppure spesso ci sentiamo inadatti al mondo, e sentiamo il mondo inadatto per noi. Siamo affamati di emozioni e le cerchiamo ovunque: ci anneghiamo di serie tv che ci costringono a parteggiare per i personaggi sullo schermo, a vivere le loro speranze e le loro paure; passiamo ore sui social, nella speranza che le vite degli altri ci offrano quel diversivo alla normalità che non riusciamo ad ottenere altrimenti.

Forse il vero problema è che non siamo capaci di gestire le nostre emozioni. Le reprimiamo, come faceva Elsa all’inizio, cercando di dominarsi e ignorando i propri desideri; oppure le lasciamo esplodere, come fa l’eroina quando fugge verso il fiume ghiacciato, ignorando i consigli della sorella. Anna riesce a integrarsi nel mondo normale ed essere felice; Elsa, al contrario, deve sempre tenersi a distanza, mai del tutto soddisfatta.

Ah già, il fiume

Sì, l’articolo doveva parlare di un fiume, e invece ha preso la deriva della psicologia. Ma in Frozen un fiume c’è, e non è certo un pretesto. È la soluzione agli enigmi e alle minacce che opprimono il regno, ma è anche un simbolo per la separazione delle due sorelle. Infatti, subito prima di arrivare al famoso ghiacciaio contenente tutte le risposte, Elsa rifiuta l’aiuto di Anna e la spinge via su di una barca di ghiaccio: vuole tentare quell’impresa da sola, perché “da sola” è la perfetta descrizione di Elsa.

Infine anche l’enorme onda provocata dall’abbattimento della diga è un fiume: l’acqua, l’enorme forza distruttrice liberata da Anna per riparare il torto passato, rischia di sommergere Arendelle per sempre. Un attimo prima di schiantarsi sulla città, però, l’onda viene fermata da una barriera di ghiaccio creata da Elsa.

Il fiume è quindi al tempo stesso una soluzione ai problemi, uno strumento per la separazione, e un pericolo mortale. Così come lo sono le emozioni, sia per Elsa che, forse, per noi. Quello che dobbiamo fare, per non spingerci troppo in là e non affogare, non è reprimerle, né cambiare la nostra personalità. Semplicemente, occorre imparare a navigare quel fiume, assecondando la corrente quel tanto che ci basta a dirigere il suo corso dove più desideriamo. Facile, no?

Anna Frozen fiume

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