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Arte,  Mondo antico

La follia nelle danze sfrenate delle Baccanti nelle opere d’arte moderna

Se si volesse associare il tema della follia al mondo dell’arte potrebbero tornare alla mente un’infinità di argomenti, dal dipinto più famoso di Munch, L’urlo, all’autolesionismo di Van Gogh, affetto da un disturbo psichico molto grave. Ma uno dei racconti più interessanti si può rintracciare nell’antichità: si tratta dei Baccanali, un antico culto misterico, riservato alle donne, le Menadi (menade è un termine greco che significa “sono folle, pazzo”), anche dette Baccanti, che celebravano il dio Bacco.

Le Baccanti secondo Euripide

Il culto delle Baccanti fa da sfondo all’omonima tragedia di Euripide, una delle più conosciute, caratterizzata da un’intensa potenza drammatica. Parte centrale della tragedia è proprio la follia: Dioniso (dio del vino, identificato a Roma con Bacco) ispira la sua divina follia alle donne di Tebe, in cui si era recato per dimostrare la propria natura divina al cugino Penteo, re della città. Le donne tebane, ispirate dalla divina follia di Dioniso, abbandonano la città e si ritirano sui monti, dove conducono le loro danze sfrenate accompagnate da fiumi di vino e dal ritmo dei tamburi.

Il culto dionisiaco è quindi nucleo della tragedia di Euripide e le Baccanti rappresentano per il tragediografo di Salamina non solo un gruppo di fanatiche invasate ma anche l’espressione di una diversa forma di umanità, marginale, ma affascinante. Le descrizioni psicologiche fanno emergere figure di donne che hanno rinunciato alle proprie case, alla propria famiglia, per vivere un’esperienza nuova con un’energia primitiva e selvaggia, espressa attraverso la danza. Ciò che creano è una naturalità governata finalmente dalle donne, che si sono liberate dai loro condizionamenti e possono vivere un’esperienza comunitaria in cui si possono sentire uguali. Si possono ribellare ai doveri imposti dalla famiglia patriarcale, fondando una comunità contrapposta a quella maschile, celebrando sacrifici e praticando la caccia, proprio come erano soliti fare quotidianamente padri e mariti. I disordini creati dalle Baccanti erano sicuramente dovuti a come era costruita la società greca, profondamente patriarcale, in cui le donne erano ammesse a partecipare solo ai riti locali in onore di divinità femminili. Liberandosi dagli stretti confini delle proprie case, dove erano confinate al fuso e al telaio, per cedere a rituali in cui si celebravano sacrifici, accompagnati dalla musica e da fiumi di vino, vivendo almeno una volta fuori dalla famiglia e dai figli.

Molti sono i vasi antichi e le raffigurazioni che presentano le Menadi come l’oggetto del desiderio dei satiri, con cui danzano in modo sfrenato. Questo breve articolo sulle follie delle Baccanti tratta la ripresa e la reinterpretazione del tema in altri contesti, che introducono altri personaggi mitici tratti dalle fonti antiche.

Le Baccanti secondo Tiziano: il Baccanale degli Andrii

Il Baccanale degli Andrii narra le vicende di Dioniso e Arianna, giunti sull’isola di Andros come raffigurato dal famoso dipinto di Tiziano, Baccanale degli Andrii, realizzato tra 1523 e 1526 e conservato al Museo del Prado di Madrid. Il soggetto deriva dalle Eikones, Immagini di Filostrato il Vecchio, scritte per illustrare il significato di quadri esposti nel portico della villa presso Napoli al figlio di un suo ospite, che gliene aveva fatto richiesta. Tra le descrizioni delle scene ad argomento mitologico incluse nelle Eikones, il ciclo che ci interessa è naturalmente quello che si riferisce alle pitture del mito di Dioniso.

Il Baccanale degli Andrii è uno dei quattro dipinti realizzati da Tiziano per il Camerino di Alabastro di Alfonso I d’Este, ambiente segreto del Castello Estense di Ferrara. La scena raffigura la danza delle Baccanti, col vino che scorre senza limiti: il fulcro è proprio la caraffa che viene alzata da uno dei partecipanti alle danze. L’isola di Andros era un posto apprezzato da Bacco perché in un ruscello scorreva vino al posto dell’acqua. Nella realizzazione di quest’opera Tiziano si concesse alcune libertà, rispetto alla trascrizione letterale della narrazione: non si vede Bacco nella composizione, ma possiamo immaginarlo sulla nave, al centro della scena, che ha condotto il gruppo sull’isola. Inoltre, Tiziano sceglie di includere figure che non erano state menzionate da Filostrato, ma che potevano essere appropriate al contesto bacchico: la ninfa dormiente nell’angolo a sinistra (la cui rappresentazione del corpo sarà probabilmente ripresa nella Venere di Urbino, realizzata circa un decennio più tardi). Particolare è anche l’inserimento di personaggi che vestono abiti contemporanei.

Tiziano, Baccanale degli Andrii, 1523-1526, Madrid, Museo del Prado
Tiziano, Baccanale degli Andrii, 1523-1526, Madrid, Museo del Prado

I due Baccanali di Nicolas Poussin

Realizzato un secolo più tardi (1625-1626) è il Baccanale dell’artista francese Nicolas Poussin è conservato, come il precedente, nel Museo del Prado di Madrid. Si tratta di una scena tradizionale dall’iconografia di Bacco, che consola Arianna sull’isola greca di Nasso, dopo che la giovane fu abbandonata da Teseo. In questa rappresentazione, il dio sta aiutando Arianna a salire sul suo carro dorato, circondato da una schiera di Baccanti, satiri e puttini alati, tutti condotti da Sileno. Il movimento della composizione ricorda naturalmente i riti bacchici e le danze condotte dalle Menadi.

Trattando più dettagliatamente della composizione, possiamo notare quanto il modello di quest’opera fosse il dipinto precedente, che Poussin potrebbe aver visto durante la sua permanenza in Italia: ogni singolo personaggio assume una posa diversa, spesso con una forte torsione della parte superiore del corpo, creando così una dinamicità, che ricorda quasi una rappresentazione teatrale, come si vedrà nel dipinto seguente; gli alberi creano una quinta prospettica che a destra incornicia la scena principale, mentre lo spicchio di cielo azzurro, velato da nuvole, contrappone sulla sinistra. Anche questo dipinto, con la rappresentazione della scena di gruppo coinvolto nel festeggiamento, dà il senso di gioioso abbandono della follia, come stiamo considerando in questo scritto.

Nicolas Poussin, Baccanale, 1625-1626, Madrid, Museo del Prado
Nicolas Poussin, Baccanale, 1625-1626, Madrid, Museo del Prado

Dieci anni più tardi, Poussin ritorna sul tema del Baccanale, realizzando Il Trionfo di Pan, che si trova nella collezione della National Gallery di Londra. Il dio delle montagne era compagno di Bacco, amante anch’egli della danza e della musica ed è qui rappresentato dalla statua che svetta al centro della composizione. Anche le Baccanti hanno le gote rosse, per la frenesia delle danze accompagnate dal ritmo dei tamburelli e i fiumi di vino rappresentati attraverso le ceste ricolme di uva distribuita dai puttini, riempiono la parte inferiore della scena. Le figure sembrano come disposte lungo un fregio, creando una sezione rettangolare orizzontale al centro del quadro. Sembra quasi un rimando alla tradizione teatrale antica, enfatizzata dalla presenza delle maschere drammatiche e degli strumenti musicali proprio nel primo piano della composizione, in cui si possono individuare anche il bastone da pastore e il flauto, attributi di Pan.

Se poniamo la nostra attenzione sulla baccante che sorregge la statua di Pan, possiamo individuare una diagonale che ci conduce in basso a destra, attraverso il corpo del satirello che guarda verso di noi, e in alto a sinistra fino alla cima di una montagna: da qui si può ammirare il paesaggio, che sembra rappresentato come una scenografia teatrale dai colori blu e gialli di un tramonto nuvoloso. Il paesaggio potrebbe anche richiamare alla mente la terra d’origine di Pan, l’Arcadia. Questo dipinto mostra l’interesse di Poussin per l’antichità classica: le figure muscolari e i tessuti fluenti richiamano le statue antiche e i vasi nel primo piano sono ispirati alla ceramica greca tradizionale.

Nicolas Poussin, Il Trionfo di Pan, 1636, Londra, National Gallery
Nicolas Poussin, Il Trionfo di Pan, 1636, Londra, National Gallery

Le follie bacchiche in onore di Pan: l’interpretazione di Sebastiano Ricci

Sempre in onore del dio dell’Arcadia, l’artista veneto Sebastiano Ricci realizza Baccanale in onore di Pan, intorno al 1716. Conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, vediamo naturalmente anche qui come gli elementi principali della tematica ritornino: al centro dell’opera si trovano quattro figure danzanti, tra cui un Satiro, che scambia uno sguardo con la Menade al centro della scena, in equilibrio sulla punta del piede destro. Sul lato sinistro i personaggi conducono la danza con i ritmi dati dai tamburelli e la musica del flauto. Dietro c’è un tempietto circolare con colonne dai capitelli corinzi e ancora dietro, in terzo piano sembra di scorgere una giovane donna, che porta un’offerta al dio a cui è stato consacrato il tempio, e una brace ardente pronta per un altro sacrificio. Anche in questo caso, sembra quasi di riuscire a sentire la musica che accompagna il gruppo nelle folli danze in onore della divinità. Interessante sono anche le due figure a destra, sdraiate e in un abbraccio che sembra ricondurre al tema dell’amore parte integrante di questi rituali antichi. Tornano anche altre caratteristiche precedentemente raccontate: il sacrificio di un animale (in basso a destra nella composizione), i fiumi di vino, i puttini che giocano in primo piano, il cielo azzurro coperto da nuvole bianche.

Sebastiano Ricci, Baccanale in onore di Pan, 1716 ca, Venezia, Gallerie dell’Accademia
Sebastiano Ricci, Baccanale in onore di Pan, 1716 ca, Venezia, Gallerie dell’Accademia

La follia bacchica è quindi il fil rouge che unisce questi e molti altri artisti dell’arte moderna. Le danze delle Menadi hanno ispirato letterati, poeti drammaturghi e anche artisti, permettendo anche a noi oggi di comprendere come queste feste sfrenate venivano condotte in un momento storico così remoto. In realtà, fenomeni simili furono ripresi anche in età medievale, come i danzatori di san Giovanni, esaltati che nel 1374 a Liegi affermavano di danzare per onorare il santo, coinvolgendo tutta la città in questa follia sfrenata.

Bibliografia e fonti per le immagini

  • Guidorizzi G., Letteratura Greca. L’età Classica, Milano, 2012.
  • Il Cerchio della Luna
  • Voce FILOSTRATO, di P. E. Arias, in Enciclopedia dell’Arte Antica, 1960.

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