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Arte,  Storia

Ingres, l’artista dell’Ottocento sotto il segno di Raffaello

C’è stato un momento in cui Roma era il cuore pulsante della vita artistica europea, ma anche mondiale. C’era la moda del Grand Tour e Roma era la tappa principale. Il desiderio più grande era potersi confrontare, poter vedere da vicino la scultura antica e la pittura dei maestri del Cinquecento, Raffaello, Michelangelo, ma anche dei grandi del secolo successivo, come Bernini.

In un momento storico in cui non esisteva la fotografia, o si studiava attraverso i disegni e le riproduzioni oppure si sceglieva di compiere un costoso viaggio nella capitale dell’arte, Roma. Il Prix de Rome, indetto dall’Accademia di Francia già dalla metà del Seicento, era il premio più ambito a cui un giovane artista potesse aspirare.

Le Stanze Vaticane affrescate da Raffaello affascinavano i pittori stranieri

Uno degli artisti che rimase più ispirato dalla pittura italiana è Jean-Auguste-Dominique Ingres, un francese che iniziò i suoi studi nell’atelier di Jacques-Louis David, il più importante esponente del Neoclassicismo. Vincitore del Prix de Rome nel 1800, si trasferì nel 1806, dove si avvicinò allo studio di Raffaello e degli artisti del Quattrocento.

Tra le sue opere, si trovano molto frequentemente riproduzioni dei capolavori che l’urbinate lasciò nella città papale, a testimonianza dell’interesse che Ingres dimostrò sempre nei confronti di questo artista. Apprezzò così tanto la permanenza nella città dei papi che decise di restare, anche terminato il pensionato presso Villa Medici, la prestigiosa sede dell’Accademia di Francia.

Raffaello era per Ingres un modello per perseguire purezza ed eleganza

Oltre a Roma, Ingres poté visitare anche Firenze, dove ricevette la prima commissione del governo francese restaurato. Il Voto di Luigi XIII è il primo dipinto dell’artista che ebbe un notevole successo: il tema doveva essere il voto espresso dal sovrano nel 1638 di consacrare alla Francia la Vergine. Chiara a tutti è la vicinanza con due capolavori di Raffaello, la Madonna Sistina e la Madonna di Foligno.

J. A. D. Ingres, Voto di Luigi XIII (1824), Montauban, Cattedrale
J. A. D. Ingres, Voto di Luigi XIII (1824), Montauban, Cattedrale (Fonte immagine)

«A che cosa mira Ingres? Di sicuro, non alla resa di sentimenti, di passioni, e relative sfumature; non alla presentazione di grandi fatti storici […]. Sono più propenso a credere che egli tenda a una sorta d’ideale fatto per metà di salute, metà di calma, quasi indifferenza, qualcosa di analogo all’ideale degli antichi, cui aggiunge le curiosità e le minuzie dell’arte moderna».

Charles Baudelaire, Ingres, in “Le Portefeuille”, 1855.

La Fornarina incanta tutti coloro che la osservano

Ma sarà un altro dipinto di Raffaello a ispirare i soggetti storici di Ingres: La Fornarina. L’artista non fu il solo a fantasticare, a romanzare sul presunto amore tra Raffaello e Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere, musa ispiratrice di molte opere dell’artista urbinate. Si può quasi, ironicamente, affermare che le prime fan fiction della storia furono raccontate attraverso i dipinti che i maestri dell’Ottocento creavano attorno a queste figure mitiche del passato. Raffaello fu punto focale degli studi di Ingres, durante il suo periodo romano, e il suo interesse per il disegno, parte centrale nell’esecuzione delle sue opere, non poteva che derivare dalla tecnica di Raffaello. Ingres aveva forse letto il racconto di Giorgio Vasari, nelle sue famose Vite, e interpreta l’amore di Raffaello e la Fornarina attraverso il concetto dell’arte del dipingere.

«Era Rafaello persona molto amorosa et affezzionata alle donne, e di continuo presto a i servigi loro».

Giorgio Vasari, Vita di Rafael da Urbino, in “Le Vite de’ più eccellenti architetti, pittori et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri”, Firenze 1550.

Raffaello, nel suo dipinto Fidanzamento di Raffaello, ha appena schizzato il famoso dipinto e, infatti, tiene ancora in mano uno strumento del mestiere, mentre abbraccia la donna, che siede sulle sue ginocchia. La Fornarina indossa lo stesso turbante con cui Raffaello l’aveva ritratta nel dipinto esposto a Palazzo Barberini. L’attenzione dell’artista è tutta dedicata alla sua creazione. Gli sguardi della Fornarina e del suo “specchio” dipinto sono diretti all’osservatore. Sul fondo, anche la Vergine della Madonna della Seggiola (1513-1514, Firenze, Galleria Palatina) ha lo sguardo dritto verso il pubblico.

J. A. D. Ingres, Fidanzamento di Raffaello (1814), Cambridge, Fogg Art Museum
J. A. D. Ingres, Fidanzamento di Raffaello (1814), Cambridge, Fogg Art Museum

I pittori dell’Ottocento conoscevano profondamente la biografia di Raffaello

Contemporaneamente, l’artista di Urbino diventa protagonista di una tela altrettanto romantica: Il fidanzamento di Raffaello e la nipote del cardinale Bibbiena. Si tratta di un fatto realmente accaduto nella vicenda biografica di Raffaello. L’artista era molto legato a Bernardo Dovizi da Bibbiena, tanto che ne eseguì un ritratto ufficiale. Come Ingres e altri artisti dell’Ottocento ci raccontano, Raffaello era innamorato della Fornarina e non convolò mai a nozze con Maria Bibbiena. Forse sposò Margherita, in segreto perché di ceto troppo basso rispetto a lui. Essendo un artista rinomato e stimato da cardinale, dalla corte papale e non solo non poteva rendere pubblico il suo amore.

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J. A. D. Ingres, Il fidanzamento di Raffaello e la nipote del cardinale Bibbiena (1813-1814), Baltimora, Walters Art Museum

Sebbene fosse criticato, Ingres è ben inserito nel sistema del Salon dell’Ottocento

Ingres è un artista eclettico e nello stesso anno realizza la Grande Odalisca, il grande ritratto di nudo di cui viene scomposta l’anatomia per proporre una figura che sembra anticipare gusti novecenteschi. La giovane ritratta, tutta inserita nelle tipologie artistiche tipiche dell’Ottocento, porta i segni dell’osservazione delle Veneri di Tiziano e Giorgione. Ha anche il medesimo turbante realizzato da Raffaello nella sua Fornarina.

L’artista francese dedicò numerosi dipinti a questa relazione: Raffaello e la Fornarina segue la stessa impostazione dell’opera appena osservata, con i due protagonisti legati in un abbraccio. Ingres si lascia finalmente andare e restituisce alla giovane quell’aria di sensualità che mancava nel dipinto precedente. È questo, infatti, un dipinto molto più tardo, realizzato dopo la lunga esperienza romana e il suo ritorno a Parigi accolto trionfalmente dal re nella reggia di Versailles. Come se volesse rappresentare un capitolo della vita che si era appena concluso, Ingres inserisce sul fondo dell’opera la sezione centrale della Trasfigurazione, l’ultimo dipinto di Raffaello, eseguito per Giulio de’ Medici prima della morte, accaduta nell’aprile del 1520.

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J. A. D. Ingres, Raffaello e la Fornarina (1848), Ohio, Columbus Museum of Art (Fonte immagine)

Bibliografia:

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