ricordo
Filosofia,  Psicologia

La valenza del ricordo nell’anima umana e nell’estensione del tempo

Qualche giorno fa Edoardo Leo, commemorando la Giornata della Memoria, ha detto con riferimento alla parola “shoah” che “a volte usiamo le parole senza conoscerne il vero significato”. Il 27 gennaio di 76 anni fa si è conclusa la “tempesta devastante” che il termine shoah vuole significare, la macchia più profonda nella storia dell’uomo che suole indicare la deportazione e lo sterminio del popolo ebraico durante il Secondo conflitto mondiale. È inevitabile accostarsi al termine ricordo con profondo rispetto e lungimirante speranza che una simile violenza non sia più ripetuta nella storia che l’uomo costruirà. Il ricordo, in fondo, presuppone questo: un guardare avanti, un porsi in uno slancio nell’avvenire – tanto caro al filosofo francese Henri-Louis Bergson – che consideri tanto prospettive future quanto ciò che, rimanendo indietro, costituisce le radici del nostro presente.

Sulla distinzione delle tre dimensioni del tempo

È difficile separare l’essenza veicolata dai concetti di passato, presente e futuro, perché nell’esperienza quotidiana avviene tutto insieme, viviamo amalgamando ora un ricordo, ora un desiderio, ora la consapevolezza di esistere in questo momento… l’attimo in cui pensiamo al nostro presente si rivela come passato, tradendo allo stesso tempo la sua fusione con la dimensione di ciò che pensiamo e sentiamo stia per accadere. La nostra mente è fatta certamente per analizzare, ma non commettiamo l’errore di separare invece di discernere; non dimentichiamoci di riconoscere il valore intrinseco di ciò che accade, si fonde insieme, si confonde, perché no; di ciò che è.

Sant’Agostino: la rilevanza del presente e il ruolo dell’anima nel tempo vissuto dall’uomo

Il filosofo e teologo medievale Sant’Agostino, nelle sue Confessioni, smonta razionalmente i concetti di passato, presente e futuro, per poi ricongiungerli in una prospettiva d’amore, svelandone la bellezza che sottende la labilità delle loro rigide categorie. Parlando più in generale del tempo, egli si sofferma sulle dinamiche di passato presente e futuro, ponendo l’anima e l’interiorità dell’uomo come punto di riferimento eletto da cui osservare la questione. Le tre dimensioni del tempo si esprimono tutte nel presente: infatti, ci si ricorda del passato nel presente, si pone attenzione a ciò che nel presente è intorno a noi (o dentro di noi) nel presente, si attende il futuro nel presente. L’interiorità umana fa sì, allora, che le tre dimensioni del tempo si congiungano nella profondità vissuta nel presente. Il tempo diventa così il dispiegarsi dell’anima stessa, il suo distendersi indefinitamente racchiudendo tutto il tempo in sé, nel suo presente vissuto. Spingendosi oltre, sant’Agostino arriva ad accostare l’essere alla funzione dell’anima corrispondente alla memoria: la memoria che l’anima ha di sé si connette in tal modo all’esistenza dell’uomo stesso.

Quanto è presente dentro di noi?

Il ricordo recupera qualcosa di noi che è stato. Non necessariamente vissuto da noi, ma anche solo tramandato o testimoniato a noi, e inevitabilmente percepito, carpito da noi: come potrebbe essere altrimenti? E, ponendo una questione meno ovvia alla vostra attenzione: quanto di ciò che è stato e che ci è stato tramandato, e che quindi non abbiamo vissuto in prima persona, aleggia dentro di noi, si connette alla nostra anima, ci riguarda?

Ciò per cui vale la pena

La conoscenza trasmessa da chi ha qualcosa da dirci è sempre inestimabile, ma a volte ancora di più. E noi, in quanto esseri umani, abbiamo la possibilità di cogliere al volo ciò che ci viene donato, facendone tesoro e riponendolo nel nostro cuore, per renderlo vivido e fertile: ecco, allora, come ciò che vogliamo con grande forza di spirito ricordare il 27 gennaio nella giornata della memoria, e ciò che vogliamo ricordare il 10 febbraio nella giornata del ricordo, e in generale ciò che vale la pena di essere ricordato, è bene, è doveroso, è giusto che sia tramandato sempre, per non far sopire troppo quella scintilla, quella luce che, dentro di noi, ci rimanda a quanto noi consideriamo importante e cui ci rivolgiamo con la testa china, pieni in petto di profondo rispetto, riconoscimento, attesa e assenza di giudizio. Per far sì che, nello stesso momento, da un ricordo vissuto nel presente possiamo rifulgere e rivolgerci a un futuro costituito d’amore.

Siate vigili: quando serve, vi porterà dei vantaggi inestimabili. Noi esseri umani siamo fatti per accogliere dentro di noi qualcosa di grande, nella nostra esperienza che fonde il ricordo concreto con l’astratto proposito, la memoria di ciò che è stato e la previsione di ciò che sarà con la penetrante tangibile verità di ciò che ora è.

Sezione testo consigliato

Sant’Agostino, Le confessioni

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