Lanterna
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…alla lanterna. Aspetti e dinamiche di uno strumento che contiene la fiamma. Spunti di accostamento alla dimensione spirituale dell’uomo

La settimana scorsa ci siamo lasciati con un finale aperto, che conduceva la parola fiamma su versanti molto particolari. Oggi riprenderemo il discorso, accostando l’immagine del fuoco che arde a quella del contenitore che lo racchiude, ovvero la lanterna.

Fiamma, lanterna e protezione

Partiamo subito da questo spunto: fuoco che arde, le lanterne che lo racchiudono. Questa è una suggestiva immagine che noi tutti sapremmo figurarci in un’istante nella nostra mente, tanto siamo abituati a considerarla parte della nostra storia o dell’immaginario comune. Le lanterne, secondo la sua definizione etimologica, si associano a un arnese, di solito metallico, coperto di vetro con lo scopo di difendere dal vento un lume che vi sta dentro (Dizionario etimologico online). Potremmo già trarre un insegnamento da questa caratterizzazione, e accostare le lanterne alla loro funzione protettrice di qualcosa risiedente al suo interno: la lanterna come strumento per proteggere la fiamma in essa contenuta.

Cos’è che illumina veramente?

Si può dire che la struttura della lanterna funga solo da protezione di qualcosa? Se immaginiamo di trovarci in una notte buia e ventosa, con solamente la nostra lanterna in mano, ci viene facile pensare come saremmo magneticamente attratti dall’unica possibilità che ci è data per vedere intorno a noi: la lanterna stessa. Ma è la lanterna in sé oppure la fiamma al suo interno..? La scorsa settimana ci siamo focalizzati sulla fiamma come fonte di luce. Per questo potremmo affermare con abbastanza certezza che è il contenuto che illumina, non il contenitore. Ma voglio condividere con voi un altro punto di vista: quello della lanterna-contenitore come possibilità.

La lanterna come fedele riferitore

Se la lanterna fosse interamente in metallo scuro, senza feritoie per far passare la luce prodotta dalla fiamma, avrebbe poco senso: non illuminerebbe. Funzione della lanterna, invece, è quella di mettere in risalto la luce contenuta al suo interno. E ciò non sarebbe possibile senza ciò che rende la lanterna “lanterna”: ovvero, uno stratagemma per far passare da dentro a fuori (o, come vedremo, viceversa) la luce. Ecco allora che le feritoie di una tradizionale lanterna giapponese in pietra, per esempio, permettono di illuminare l’ambiente circostante, come anche il vetro di una classica lanterna permette l’irradiazione della luce al suo esterno. Dunque, possiamo dire che la lanterna sia ciò che contiene la fiamma, che la mantiene protetta, e che allo stesso tempo riporta la possibilità di emanare la luce originaria: e, nel caso il vetro sia implicato in questa dinamica, si potrebbe anche associare la sua esistenza alla funzione di filtro. Pensiamo a un particolare vetro colorato o lavorato: di certo modificherebbe la luce originaria per proporne una più… unica…

Lanterna
Lanterne giapponesi

La simbologia della lanterna

Quanto alla simbologia della lanterna, essa è molto ampia. Attraverso vari culture, credo e religioni, si passa dalla lanterna come simbolo dell’illuminazione, cioè profonda comprensione religiosa, dei monaci buddhisti al ruolo di commemorazione dei cari defunti, per esempio attraverso il rilascio nel cielo notturno delle note lanterne volanti. La cultura orientale ha un ruolo particolare in questo senso: le lanterne sono legate profondamente a un’ampia simbologia. Come nel caso delle lanterne quali strumento di perdono, ovvero lanterne poste nei templi giapponesi, durante la guerra, per impedire che gli spiriti delle vittime uccise tornassero a perseguitare i carnefici.

Lanterna
Lanterne cinesi

Il fascino silente delle lanterne architettoniche

Tornando alla lanterna come strumento per permettere l’irradiazione luminosa, vorrei condurre la vostra attenzione sulle lanterne architettoniche. Poste sulla sommità di una cupola aperta, esse permettono di far passare la luce all’interno della struttura in questione. Possono essere elementi architettonici completati da vetrate, come una classica lanterna, oppure caratterizzate semplicemente da feritoie, spazi aperti che permettono il puro passaggio della luce del sole attraverso la cupola. Queste ultime lanterne, a mio avviso, sono le più suggestive e affascinanti, per due aspetti: il grande fascino che unici e peculiari raggi o fasci di luce possono suscitare negli osservatori presenti all’interno della struttura; il fatto che questa scena fortemente evocativa possa essere ricondotta a una dolce illuminazione di origine divina, all’interno di strutture religiose, in particolare cristiane.

Lanterna architettonica
Esempio di lanterna architettonica

La guida fornita dalle lanterne

Proprio questa funzione di illuminazione divina ci può far pensare a un ulteriore aspetto considerabile per la parola “lanterna”: la funzione di guida. Come avevamo considerato per la parola “fiamma”, ciò che illumina può assurgere, simbolicamente o meno, alla funzione di guida lungo un itinerario, un cammino. In alcuni casi, nel corso della storia, la simbologia ha preferito accostare la funzione di guida alla lanterna più che alla fonte di luce contenuta in essa. È il caso del famoso aneddoto che vede come protagonista il filosofo greco Diogene di Sinope, o Diogene il Cinico, vissuto nel V-IV secolo a.C. Egli, in una giornata di sole, si presentò con una lanterna all’aria aperta, e agli interrogativi postigli su questo atto apparentemente senza senso rispose: “Cerco l’uomo”. Diogene si riferiva a una ricerca del vero uomo che vivesse secondo la sua autentica natura, non oppressa dalle convenzioni sociali e dalla schiavitù delle necessità. Ma al di là del significato di questa frase, la lanterna qui si eleva a grande simbolo di ricerca, di guida in un processo di indagine.

Similmente, funzione di insostituibile guida assume la lanterna dei fari, ovvero la struttura a vetri che contiene e protegge la lampada, posta sopra la torre. Tant’è che il sontuoso faro di Genova si chiama proprio la “Lanterna di Genova”.

Lanterna di Genova
La Lanterna di Genova

Spunti di riflessione sulla dimensione spirituale dell’uomo

Un ultimo spunto di riflessione vorrei porvi, analogamente a quanto fatto a conclusione dello scorso articolo. È incredibile, e forse anche molto significativo, come tutto quanto letto finora possa essere riletto in termini relativi all’uomo. Trasformando la lanterna nel contenitore della fiamma che arde, raffigurerebbe la nostra anima. Non parlo necessariamente di certezze rivelatesi tali all’istante ai nostri occhi, ma di impressioni di profonda associazione tra tutto quanto detto, o alcuni suoi aspetti, e la dimensione più intima dell’uomo. Dunque, non fornirò risposte, ma solleverò quesiti, lasciando spazio al vostro sentire e al vostro ragionare – e anche ai vostri commenti qui sotto! – riguardo a questo particolare tema: la “lanterna” dell’uomo può essere concepita come il corpo dell’uomo, che contiene in sé la “fiamma” della sua anima? oppure, altri elementi possono costituire questo contenitore? tale contenitore, può avere funzione di protezione nei confronti dell’anima umana? può filtrare la luce originaria, in qualche modo? può diventare una guida, un punto di riferimento per l’anima dell’uomo?

2 commenti

  • Salvatore

    Interessante Marco! Mi hai fatto ripensare a un concetto del teatro di Eugenio Barba (Odin teatret): la forma artistica che l’attore crea è la Lanterna dentro cui il suo spirito può bruciare, protetto ma visibile, libero ma controllato.

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