lanterna
Poesia

Lanterna della poesia

Diciassette anni fa mi persi nel monastero dove ero solito fare catechismo. Invece di dirigermi all’uscita, mi ritrovai alle prove della recita di Natale, prove riservate ai cresimandi. Non solo m’intrufolai in incognito in quello spettacolo, ottenni anche la parte di San Giuseppe! Scandalo grande in quel di San Pietro a Sezze: i catechisti dovettero aprire la recita anche ai miei coetanei, per non farmi sembrare raccomandato, tipo “il nipote del vescovo”. Aveva così inizio, in un mix di cresima e comunione, il più alto pezzo di teatro che si sarebbe prodotto in quel quadriennio di discepolato. La recita fu pensata talmente in grande che appesero anche un ragazzino ad un cavo, stile Mission Impossible, per impersonare l’arcangelo Gabriele.

A questo punto però lasciatemi spiegare la cosa più interessante, o quantomeno la più attinente a questa rubrica: San Giuseppe falegname, ovvero il “padre” del Figlio, ovvero il sottoscritto, conduceva la Vergine Maria per le strade buie di Nazareth. La conduceva per cercare una locanda, una casa dove passare la notte e dove farla partorire. Per condurla portavo in mano una VERA lanterna, una lanterna che destava parecchie preoccupazioni tra il pubblico; soprattutto a mia madre, sempre pronta a vedere il mio mantello verde prendere fuoco. Non partì nessun incendio, al contrario: a un certo punto bussai alla porta di una locanda di cartone. Padre Michele mi aveva detto:

«Bussa forte figliolo. Si deve sentire in tutta la Chiesa.»

Investito di questa responsabilità, poggiai la lanterna a terra, lasciai la mano della mia sposa incinta e bussai a due mani su quella porta, talmente forte che per poco non venne giù tutta la locanda. Ero molto soddisfatto di me: il grido d’aiuto di Giuseppe e Maria era riecheggiato in tutta la Chiesa, in tutta Nazareth, drammaticamente inascoltato. Proprio come dicevano le Sacre Scritture, proprio come Padre Michele voleva. Ripresi per mano la Vergine e dissi:

«Vieni Maria, andiamo per questa via.»

Lei mi seguì, fiduciosa e commossa dalla mia decisione nel pronunciare quelle parole. E andammo. Andammo per le vie buie di Nazareth fino alla mangiatoia dov’era stato predetto CHE. Andammo SENZA lanterna. Perché sì, me l’ero dimenticata alla grande. Un mio amico pastore, che passava di lì in adorazione del bambino (un neonato VERO quanto la lanterna), me lo fece gentilmente notare e con un sorriso beffardo disse:

«Tieni, te la sei scordata.»

Con la stessa nonchalance con cui qualsiasi pecoraro si sarebbe rivolto al padre adottivo del Signore.

Diciassette anni dopo, la settimana scorsa (ndr), mi è tornato in mente tutto questo.

«La parola della settimana è Lanterna.»

Così aveva decretato la redazione di Idee Folli. Io, entusiasta, ho aderito, sicuro di avere l’articolo pronto. Ora mi rendo conto che forse non era un articolo, ma una storia. Si arrabbieranno con me? Conoscendoli, spero di no.

Quella Lanterna natalizia mi è tornata in mente carica di mistero: la sensazione di averla dimenticata, per poi incamminarmi, senza rendermene conto, nel buio. Questa percezione mi ha visitato di nuovo, ma con significati del tutto diversi.

ovvero, sulla sopravvivenza dell’Arte

Provo a farci una metafora1: se quella Lanterna oggi fosse l’Arte e noi l’avessimo dimenticata. Se stessimo vagando nel buio senza accorgercene; o magari ce ne accorgiamo, ma ugualmente non sapremmo definire l’oscurità che ci attraversa. Quale luce potrebbe mancarci, se dimentichiamo l’arte? È una lanterna necessaria, o un ghirigoro da attori, poeti e cineasti? Io penso che per qualcuno sia necessaria, e senz’altro è vera, come quando la dimenticai quasi vent’anni fa ai piedi di una porta di cartone. All’epoca brillava e sento che lo fa ancora, non solo in un ipotetico tempio o tra mani sbadate: la nostra Lanterna resiste, più gagliarda della Luce di Eärendil2.

Lanterna-Luce di Eärendil

Per quando riguarda me, il mio Lume, il mio Spirito-guida è la Poesia. Perciò ancora una volta ve ne lascio una a fine articolo, dimenticando casualmente di specificare il nome del poeta che l’ha composta un paio di mesi fa:

Possano i miei baci toccarla,
al di là di ogni solitudine.
Possano strapparle il sorriso
che da lontano mi possiede. 

Tu ardi, Lanterna della poesia!
Illumina la strada alle labbra in preghiera:
è questo il luminoso incanto
d’una malinconica sera. 

Note:

  1. Una similitudine, ad essere onesti.
  2. Che resta pur sempre la mia “Stella più cara” (J. R. R. Tolkien può stare tranquillo).

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.