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Arte,  Sociale,  Storia

Terra promessa: Ellis Island vista dall’obiettivo di Lewis Hine

In un momento come questo, siamo abituati a sentire parlare di immigrazione: le notizie degli arrivi di profughi dalle zone di conflitto sono all’ordine del giorno. E i nostri occhi sono abituati a vedere i loro spostamenti attraverso le fotografie che riempiono il web.

Lewis Hine utilizza il mezzo fotografico in modo completamente nuovo

Poco più di cento anni fa, non si era così abituati. L’immigrazione verso gli Stati Uniti crebbe in modo esponenziale tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ma la fotografia non era ancora stata usata come mezzo di denuncia sociale. Adesso conosciamo la storia degli sbarchi degli Europei, di slavi, di armeni, di tedeschi e anche molti italiani, a Ellis Island, grazie alle fotografie realizzate da personalità come Lewis Hine.

Ellis Island fu usato come avamposto nel porto di New York. Era il primo luogo che uomini, donne e bambini vedevano dopo settimane di viaggio nell’Oceano Atlantico. Da lì, avrebbero potuto già intravedere la terra promessa che tanto avevano sognato.

Non era garantito per tutti un posto nella terra promessa

Stava accadendo qualcosa che in passato non si era mai verificata. Per la prima volta, il nuovo strumento fotografico fu utilizzato per raccontare un momento cruciale della vita di persone comuni. Tutti dovevano mostrare il contenuto dei loro bagagli, che spesso erano solo sacchi portati a spalla, con pochi vestiti e ricordi, che non volevano lasciare nella terra da dove erano partiti. Molti, però, venivano “rispediti” a casa: chiunque fosse contrassegnato come “inabile” ai controlli medici, sarebbe stato espulso e reimbarcato sulla nave con la quale era giunto in America.

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Lewis Hine, Italian Family Looking for Lost Baggage, Ellis Island, New York, 1905 (Fonte immagine)

Lewis Hine inizia il suo progetto per la Ethical Culture School di New York

Naturalmente, si trattava di un fenomeno sociale di grande rilevanza. Lewis Hine si occupava di fotografia nei corsi tenuti alla Ethical Culture School di New York. Durante uno di essi, ideò un progetto che avrebbe aiutato i suoi studenti ad applicare la stessa attenzione e rispetto che dimostravano per i Pilgrim Fathers, anch’essi emigrati dall’Inghilterra verso l’America, a questi immigrati loro contemporanei. Hine vedeva la macchina fotografica come un’arma per rivelare le ingiustizie sociali. Durante la sua carriera, si occupò anche di lavoro minorile.

Questo progetto prevedeva la realizzazione di fotografie degli immigrati, con cui Hine frequentemente aveva difficoltà di comunicazione, perché questi stanchi viaggiatori non parlavano l’inglese e non si sentivano a proprio agio di fronte all’obiettivo. Spesso, il servizio immigrazione si serviva degli stessi ex immigrati come interpreti. Tra questi si può ricordare l’italiano Fiorello La Guardia, che lavorò agli uffici immigrazione dal 1907 al 1910.  

Lewis Hine nacque nel 1874 e fu principalmente un sociologo. Tra il 1904 e il 1909, cominciò a dedicare il suo talento nella fotografia a immortalare i volti e l’aspetto degli immigrati che arrivavano a Ellis Island. La fotografia poteva far vedere a tutti quello che si voleva raccontare: per questo Hine è ricordato come uno dei più importanti fotogiornalisti impegnati nel sociale, come il collega fotografo Jacob Riis.

L’agognato arrivo al Centro Immigrazioni

Il fotografo li prendeva da parte e chiedeva loro di mettersi in posa, così che i volti di ognuno di loro potesse essere ricordato all’arrivo alla terra promessa. È proprio così che intitola una delle sue fotografie più note. In Climbing into the Promised Land, Ellis Island tre uomini restano immobili di fronte all’obiettivo. Intorno a loro c’è un flusso di persone che salgono rapidamente le scale che li avrebbe portati al cancello d’entrata, senza porre attenzione al fotografo. Dovevano portare i bagagli sempre con loro, perché non c’era spazio per il deposito bagagli. In primo piano c’è l’unica figura femminile: non vediamo il suo volto, coperto da un fazzoletto bianco, in contrasto rispetto al suo abito scuro.

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Lewis Hine, Climbing into the Promised Land, Ellis Island, 1908 (Fonte immagine)

Hine metteva sempre in posa i soggetti delle sue fotografie

Nella fotografia che Hine intitola Peace possiamo vedere una madre con la figlia in braccio, che ha il capo coperto da un fazzoletto. Gli abiti tradizionali del paese d’origine. I grandi occhi della bambina sono pieni di speranza. Quante volte la mamma le avrà raccontato di una terra lontana dove immaginava una vita diversa? La loro posa è costruita, anche perché i lunghi tempi di esposizione non permettevano ancora di catturare soggetti in movimento: ricorda quella delle Madonne con Bambino dipinte in epoca Rinascimentale.

La tranquillità della bambina e dello sguardo non corrucciato della madre sono in forte contrapposizione con quello che il fotografo riprende sullo sfondo. Il ragazzino in piedi dietro la grata, all’interno di una cella di detenzione, attira la nostra attenzione per il suo sguardo intenso nella direzione dell’obiettivo: ci fa tornare subito alla dura realtà che li aspetta una volta giunti sul suolo americano.

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Lewis Hine, Peace, Ellis Island, New York, 1905 (Fonte immagine)

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