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Attualità,  Storia

La memoria corta del secolo breve

Tutti noi sappiamo l’importanza che avuto il Novecento per la società contemporanea. Due guerre mondiali, regimi totalitari, giovani e antiche democrazie, la Nato, la UE,  il crollo del pensiero forte, le innovazioni mediche e tecnologiche sono sola punta dell’iceberg. In soli cento anni, il panorama mondiale è cambiato drasticamente e velocemente. Ma cosa ci ha insegnato? Come custodiamo la memoria di quegli anni che costituiscono innegabilmente una lente per interpretare e comprendere quello accade intorno a noi?

Decisamente male. Sembra quasi che un demone maligno abbia ottenebrato le menti, che ci abbia condannato tutti ad un cieco obblio.

Un cura per la cattiva memoria

Nell’era del digitale e dell’intelligenza artificiale, dove chiunque di noi ha tutto il passato a portata di un click la memoria collettiva sembra sgretolarsi e dissolversi giorno dopo giorno.

Lo abbiamo visto con i vaccini. Una lenta ma inesorabile campagna denigratoria sotterranea che ha messo in dubbio l’efficacia di una delle scoperte più importanti e salvifiche della medicina contemporanea. E no! Non si parla dello scetticismo verso un vaccino ideato per fronteggiare una nuova e imprevedibile pandemia, come quella della Covid. Si parla dell’incredulità verso formule brevettate e testate contro malattie che da secoli imperversano in Europa e non solo: morbillo, rosalia, varicella e chi più ne ha più ne metta. Ma ormai sembra tutto dimenticato, tutto può essere messo in discussione.

Eppure è solo grazie a campagne di vaccinazioni serrate che nel 1980 una malattia temibile come il vaiolo è stata dichiarata eradicata.

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Ricordalo Piero, ricordalo ora

Ma se malattie e pandemie sfuggono al controllo dell’uomo, guerre e invasioni sono fattori squisitamente antropici. Negli anni che ci avrebbero dovuto vedere migliori, abbiamo assistito ad un escalation di violenza e sopraffazione senza pari, facendo ripiombare l’Europa nelle eco di bombardamenti e raid aeri.

Tutto questo senza mai volgere uno sguardo serio e critico verso il passato. La Nato ha esteso con disinvoltura e indisturbata i propri confini, immemore, forse, del suo obiettivo originario. E L’Europa, Italia in primis, ha avidamente prodotto e venduto armi e ingegni bellici alla Russia putiniana dimentica probabilmente della sua storia e delle radici dell’attuale governo.

E quasi nel silenzio generale, ci siamo dimenticati che il trattato New start fra Russia e USA, siglato nel 2010 per porre un limite all’uso del nucleare, è stato recentemente messo in discussione.   

Il peso della memoria

Ma basta spostarci di qualche grado più a est sul planisfero per accorgerci si un altro gravissimo vuoto di memoria: la questione fra Israele e Palestina. È difficile se non impossibile districare in poche righe una delle criticità maggiori della storia contemporanea. Non ho soluzioni da offrine, non sono assolutamente in grado né sarebbe questo lo spazio opportuno. Ma certe volte mi chiedo come sia stato possibile dimenticare tutto. Abbiamo scordato un popolo che di suo ha solo il nome, perché ancora non ci si ricorda di riconoscergli un passaporto, abbiamo dimenticato gli effetti del terrorismo islamico, ma soprattutto abbiamo scordato che siamo già tutti segnati dalla morte, e non c’è nessun motivo per accelerare il tutto.

Negli ultimi giorni ci sono state manifestazioni di pace, e cortei di supporto a una parte piuttosto che all’altra, e chi, in tutta onestà, non riesce a schierarsi a cuor leggero. Ma la cosa imperdonabile   sono stati gli atti antisemiti che, per fortuna in maniera sporadica si sono verificati in Italia e nel resto di Europa.

Se manca la memoria viene meno il vincolo della coerenza. Tutto può essere utilizzato per spargere odio e disseminare panico e instabilità. Ci si sente legittimati a evocare senza il peso della memoria, i simboli e i momenti più atroci e creduli della storia contemporanea, per attaccare senza senso, senza filo logico, senza il minimo sentore di cosa si sta facendo altre persone.

Questo forse è l’effetto più subdolo del demone dell’oblio. Scogliere ogni legame con il passato e svincolare qualsiasi azione o pensiero dalla storia: come se le persone, i simboli, le guerre e i pensieri fossero fiori di un momento, piante senza radici e senza conseguenze. Sollevati da ogni dovere della memoria.  

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