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Musica,  Religione

Quando Dio parlò all’albero di ciliegio

Oggi parliamo di un racconto antico, dal sapore fiabesco. Una storia lontana che dagli strumenti dei menestrelli inglesi del IX secolo è giunta fino a noi, attraverso la chitarra di Angelo Branduardi: la ballata dell’albero di ciliegio

La maternità di Maria

Tutti più meno sappiamo dell’annuncio dell’Angelo, della greppia come culla e dei re magi, ma per conoscere qualcosa di più sull’ intimità dei personaggi biblici bisogna leggere i testi apocrifi. Ed è proprio il vangelo dello pseudo Matteo che ci racconta di Maria in dolce attesa, alle prese con le piccole grandi gioie della maternità.

Una storia d’amore che, come accade spesso ai testi di tradizione tardive e secondarie, è sopravvissuta al processo di canonizzazione dei testimoni, ed è divenuta corpo e anima della leggenda.  Intorno al IX secolo, infatti, questa fiaba è divenuta una bellissima ballata inglese, The Cherry Tree Carol, che ha attraversato i secoli incantando e facendo sognare generazioni e poeti del calibro di Yeats, ammaliando anche il menestrello d’Italia, lo scapigliato Angelo Branduardi. Ed è proprio ripercorrendo il testo della sua canzone il Ciliegio, che oggi anche noi raccontiamo questa storia.

 Il ciliegio: storia di un amore che non conosce confine

La vicenda è narrata dalla viva voce di Giuseppe, uomo anziano e legato al ciclo della terra.

Già ero vecchio e stanco

per prenderla con me,

ma il vecchio giardiniere

rinunciare come può

all’ultimo suo fiore,

se l’inverno viene già.

In qualche modo il protagonista morale della vicenda è proprio lui. Lui, umano, anziano, buono ma pur sempre fatto di carne e d’ossa, coinvolto in qualche cosa che non riesce a capire, qualcosa di decisamente più grande di lui.

Sì perché, stando alla tradizione dei vangeli apocrifi, Giuseppe avrebbe ricevuto in sorte la bella e giovane Maria. Lui non voleva prendere moglie, ma i segni avevano parlato (dal suo bastone era fiorito un giglio). Sapeva che la sua età poteva essere un ostacolo per questa sua nuova famiglia, ma al tempo stesso non poteva rinunciare facilmente alla compagnia della dolce Maria.

L’ombra del sospetto

 L’umanità di Giuseppe, l’unico personaggio non divino o simil divino di questo racconto si manifesta nella sua gelosia e nella sua rabbia nell’apprendere che Maria, la sua promessa sposa, è in dolce attesa. Un giorno infatti, appena il ciliegio di Giuseppe fiorisce, Maria gli chiede gentilmente di cogliere per lei alcuni frutti, perché presto avrà un bambino.

lei venne un mattino

a chiedermene i frutti.

“Devo avere quelle ciliegie

perché presto un figlio avrò”.

in questo racconto Maria ci appare dolce e serena, una figura dai tratti eterei. La sua compostezza quasi contrasta con la scena descritta. A buon diritto infatti, davanti alla candida richiesta della Madonna, Giuseppe pensa di essere stato ingannato: sua moglie è incinta e non di lui. È interessante notare come in questo racconto tutti i dubbi e le ombre riguardano interamente la figura del falegname di Nazareth. Anziano, stanco, diviso fra la consapevolezza della sua età e dal fascino carismatico di Maria, si trova ora, secondo lui, a fare i conti con la dura realtà.

Il suo giglio, non è così puro come poteva sembrare, anzi non solo si è macchiata di un peccato grave ma non si è fatta nemmeno molti scrupoli a ingannarlo. Proprio lui che mai si sarebbe permesso di violarla. Non ci stupisce quindi la risposta di Giuseppe:

sentivo dentro me

già crescere la rabbia:

“Chiedi al padre di tuo figlio

di raccoglierle per te”.

Il ciliegio e la rosa

Se le reazioni di Giuseppe sono del tutto umane, quelle di Maria non lo sono completamente. O per meglio dire, lei ha una consapevolezza diversa che la porta a comprendere prima di giudicare. Infondo lei è la fanciulla che è stata visitata dall’angelo. Lei sa, e conosce il suo promesso sposo. Non si arrabbia, non è sdegnata dal comportamento di Giuseppe. Non è offesa che qualcuno abbia messo in dubbio le sue virtù, lei che è stata scelto da Dio per dare alla luce Suo figlio. Rimane etera, luminosa. Sorride come sempre. Laddove Giuseppe è inquieto o perplesso, lei è stabile. Portatrice di un mistero ineffabile.

Sorridendo come sempre,

le spalle mi voltò

e la vidi in mezzo al prato

verso l’albero guardare

Il dono di Dio

Ed ecco che accade il miracolo. Invisibile e tangibile al tempo stesso. Il ciliegio, l’ultimo albero ad essere fiorito prima dell’arrivo dell’inverno, piega i suoi rami all’altezza della mano di Maria. Mossa dalla volontà divina, la natura si adopera per soddisfare le voglie di una ragazza incinta, una normalissima fanciulla della Galilea che per amore ha detto sì. Perché al di là se sia vera o meno, la storia della natività è una storia di amore. Il sì di una ragazzina di sedici anni a una nascita misteriosa, che può esporla alla morte. Il sì di un ragazzo poco più grande di lei, che deve fare i conti con un mistero di cui non può comprenderne tutte le sfumature, e la proposta discreta e rivoluzionaria di un Dio, che invece di mandare piaghe o maledizioni, gentilmente, chiede.

 Fu il ramo suo più alto

che il ciliegio chinò

ed il padre di suo figlio

così I’ accontentò.

ciliegio

Angolo delle curiosità

Noi tutti siamo più o meno abituati a pensare che Giuseppe fosse un uomo anziano. Ma studi recenti basati sugli usi e costumi dell’epoca e delle fonti giunte fino a noi, ci suggeriscono che invece il falegname di Nazareth non doveva essere di molti più grande di Maria. Da dove viene fuori quindi l’anziano canuto presente nei presepi? Semplice, proprio dai vangeli apocrifi. Soprattutto nel vangelo dello pseudo-Giovanni, l’autore sottolinea più volte come Giuseppe fosse anziano, talmente anziano da non poter, anche volendo, adempiere ai doveri coniugali di uno sposo. Questa versione, benché non trovasse riscontro né nei tre vangeli sinottici né in quello di Giovanni, piacque molto alla chiesa perché supportava il dogma della verginità perpetua di Maria (la purezza verginea rimasta inviolata sia prima che dopo la nascita di Gesù), principio sancito nel II concilio di Costantinopoli nel VI sec. a.C. E fu così che il nemmeno ventenne Giuseppe divenne un ottuagenario senza più desideri né voglie.       

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