Roma-urbs
Architettura,  Storia

Roma: il peccato originale della Città eterna

Abi, nuntia […] Romanis, caelestes ita velle ut mea Roma caput orbis terrarum sit.
(Va’ e annuncia ai Romani che la volontà degli dèi celesti è che la mia Roma diventi la capitale del mondo)

Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 16

La parola Urbs non può non far venire in mente la Capitale, la città eterna, Roma, luogo dove risiedeva il cuore dell’Impero romano. Ma quale sviluppo urbano ha avuto Roma durante i secoli?

Roma, la non-metropoli

Dalle sue origini gloriose, Roma continua ad essere una delle città più belle e importanti del mondo. Tuttavia, sin da quando Roma è diventata ufficialmente Capitale d’Italia, conserva in sé un difetto, un elemento costitutivo che non fa sì che possa diventare una vera e propria metropoli. Come, infatti, evidenzia il libro Le borgate e il dopoguerra. Politica, società, ideologia alle radici della Roma di oggi di Roberto Morassut, il peccato originale di Roma è il suo non essere una città produttiva, volta al progresso e al futuro. Sin dai tempi dell’Unità, infatti, Roma, pensata inizialmente come luogo ideale dove far prosperare la conoscenza e le scienze, diventa essenzialmente il centro della pubblica amministrazione e il suo sviluppo viene basato soprattutto sull’edilizia.

Roma

La nascita della periferia di Roma

Anche le scelte, i cambiamenti e l’attuazione di piani regolatori per Roma hanno contribuito a creare un’immagine di Capitale inadatta per un qualsiasi Stato moderno. Infatti, il nuovo Piano regolatore del 1931, redatto su incarico di Mussolini, cancellava radicalmente l’iniziale programma del Sindaco Nathan (1909). L’idea puntava su una città di bassa densità abitativa, con tipologie edilizie di stile anglosassone. Si è passati, invece, alla costruzione di grandi palazzi in spazi sempre più piccoli. Nascono, così, i grandi quartieri popolari e il fenomeno noto della “periferia”. Questa, situata tra l’anello ferroviario e il Grande Raccordo Anulare, è caratterizzata da un’elevata densità di popolazione, edilizia seriale, strade strette e scarsi servizi e spazi pubblici.

La ricerca della sinergia tra passato e futuro

Il Fascismo non si è fermato a questo. Ha realizzato, infatti, delle vere e proprie “borgate” ufficiali, come Prima Valle, Trullo, Tor Bella Monaca, Tufello. In questi quartieri, lontani e isolati nella campagna, venivano spostati i ceti più poveri, che abitavano originariamente nelle zone del centro storico. Qui le loro abitazioni vennero demolite per realizzare la nuova Via del Mare, la Via della Conciliazione e quella dei Fori imperiali. Tutto aveva lo scopo di creare una Roma simbolo di una Nazione con grandi ambizioni e tradizioni. L’importanza della nuova Italia si ricerca nella gloriosa origine imperiale della Capitale. Perciò si riportano alla luce i resti dell’antica Roma, che vengono isolati e affiancati da nuovi grandi complessi di stile razionalista, per sintetizzare la sinergia tra antichità e futuro.

Roma-Vaticano-Via della Conciliazione

Come può Roma diventare una città moderna?

Un altro fine che si vuole perseguire durante il Fascismo è quello di riuscire a modificare radicalmente il profilo sociale della città, accogliendo e allargando lo spazio della piccola e media borghesia. Tuttavia questo scopo non riesce perché, oltre alle borgate ufficiali, si aggiungono presto molte borgate abusive e spontanee, che accolgono la massa popolare che giunge alla città per sfuggire alla fame.

Perciò una Roma, caratterizzata, sin dalla sua nascita, da un elemento costitutivo errato, segnata da un susseguirsi di piani regolatori inadeguati, come può diventare una capitale moderna, degna del panorama internazionale? Per Morassut la soluzione è semplice: bisogna cambiare la natura stessa della città. Tornare, perciò, all’iniziale intenzione di Quintino Sella, espressa nel dialogo con Teodoro Mommsen:

Vogliamo fare di Roma la città della Scienza.

Il futuro risiede sempre nella conoscenza, anche quello della città eterna.

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