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Filosofia,  Psicologia

La scelta di una vita autentica: procedere su una strada battuta da se stessi

La parola di cui vi parlerò oggi è scelta. Siamo vicini al giorno della Liberazione, il 25 aprile, festeggiato e celebrato nel nostro Paese per ricordarci la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista. Per non dimenticare, forse, certe scelte coraggiose che furono fatte in direzione di una presa di posizione coraggiosa, decisa e che contemplasse una libertà voluta, amata e conquistata.

Le sfaccettature e gli aspetti del termine “scelta” sono veramente molti, e sicuramente tutti affascinanti: il rapporto con il libero arbitrio; il suo correlato cognitivo, volitivo e comportamentale; la relazione con le facoltà proprie dell’essere umano; la connessione con il tema della virtù; la significatività della singola azione scelta nella semplicità della quotidianità, sono solo alcuni dei temi toccati da questo atto – quello dello scegliere, appunto – che sembra essere il pane quotidiano delle persone, da non relegare però per questo a realtà banale e irrilevante.

In che direzione procediamo?

La prospettiva cui vi voglio introdurre oggi è quella della scelta di una direzione nella propria vita. Veniamo subito al punto centrale: spesso ci troviamo a vivere automaticamente, come trasportati da una corrente. È una sensazione che chiunque può provare, nel corso della sua vita, in particolare nel pieno della sua quotidianità. Quel senso di procedere per inerzia, in maniera un po’ confusa, poco lucida. Si prova a guardare all’orizzonte, cercando la meta del nostro peregrinare, ma magari il sole è troppo accecante, o la luce troppo forte, o si prova forte ansia nel non vedere niente in un primo momento, e allora si china di nuovo la testa e si continua a procedere… magari, non vedendo neanche dove mettiamo i nostri piedi.

Scelta e abitudine

La scelta delle nostre azioni è inevitabilmente ancorata a un’abitudine a comportarsi in un certo modo: a uno stato abituale, a un habitus (“abito”). E questo non è un male, anzi! Immaginate un muratore che, nell’intento di costruire un muro, si fermi ogni volta a scegliere che mattone prendere, come rigirarlo, decidere se inserirlo nel muro o no, scegliere se usare la malta oppure no, e così via.

Anche un piccolo muro in questo modo verrebbe costruito in un tempo infinito. Per non parlare delle risorse mentali che ogni volta il muratore dovrebbe utilizzare per fare ognuna di queste operazioni. Invece, in virtù dell’abitudine creata, il muratore nella realtà compie tante piccole scelte automatiche in direzione di un’attività di più ampio respiro – diciamo così -, diretta ad un fine. L’abitudine è parte fondamentale e costitutiva della vita dell’uomo. Ma, per sua essenza, a volte può incentivare la persona a proseguire in maniera meccanica e automatica, senza che essa abbia chiaro dove sta andando: o meglio – parlando dell’attività più grande che l’uomo possa intraprendere, ovvero la sua vita – il fine a cui sta rivolgendo il suo vivere.

Mettersi in condizione di ascoltare

Non è facile accorgersi di questa realtà: per milioni di motivi, l’essere umano può ritrovarsi a percorrere un cammino automaticamente senza sapere bene che direzione sta seguendo, e senza aver deciso nel pieno delle sue possibilità la meta da raggiungere. È proprio questo il punto a cui vi vorrei sensibilizzare: fermatevi un attimo, se avete anche solo il minimo sospetto che questo sia il vostro caso, tirate un bel sospirone e provate pian piano, a tempo debito, a considerare aspetti più ampi del vostro percorso.

Non sapete da dove cominciare? Non preoccupatevi. Decine e decine, centinaia di stimoli verranno in vostro soccorso: stimoli esogeni, cioè esterni al vostro “io” (spunti provenienti da situazioni sociali, da ambienti o fenomeni naturali, da letture, film, eventi culturali…), come anche stimoli endogeni, ovvero provenienti dall’interno, da dentro di voi. Se vi porrete nella condizione di ascoltarli, di essere aperti a ciò che questi stimoli hanno da rivelare, essi vi aiuteranno a capire.

Le fiorenti conseguenze di tale condizione

Nel momento in cui si includono punti di vista più ampi, si ha maggior consapevolezza delle proprie possibilità, e maggiori margini di azione, poiché ora si avrà un campo visivo molto più ampio.
È allora possibile allineare meglio, rispetto a quanto si è fatto fino ad allora, il proprio io, il proprio sentire, le proprie ispirazioni e le proprie doti alla loro espressione nella realtà della propria vita: alla loro realizzazione concreta.

Heidegger e la scelta della vita autentica

Scegliere una direzione della propria vita in maniera consapevole porta sempre a un vissuto più fresco, pieno, sentito come più “sensato”. Permette una vera scelta, laddove il rischio di cadere nel vivere automaticamente e con i paraocchi, soprattutto nella società odierna, è dietro l’angolo.

Il filosofo tedesco Martin Heidegger esprime una differenza molto interessante tra la scelta di un’esistenza autentica e la scelta di un’esistenza inautentica.
L’esistenza inautentica viene da lui definita come “esistenza del si”: consiste nello scegliere, come punto di partenza per la comprensione di sé e del proprio essere, il mondo e gli altri uomini. Si parla, si agisce, si pensa sempre per sentito dire, secondo luoghi comuni, in maniera convenzionale, svuotata di reale significato: “così si dice, quindi le cose stanno così”. L’elaborazione personale e lo spirito critico sono ridotti all’osso.
Vivere un’esistenza autentica, invece, significa per il filosofo comprendere il sé e il proprio essere partendo da sé stessi, quindi dall’interno: in questo modo, è possibile rendersi veramente attivi e protagonisti del proprio percorso di vita.
Aggiunge Heidegger che è sempre possibile, nella vita dell’uomo, scegliere la vita, ovvero fare in modo che da un’esistenza inautentica si passi, tramite la scelta dell’esistenza autentica, a un così ritrovato esser “se-Stesso”. Questa scelta, chiamata dal filosofo la ripresa della scelta, consiste nel “riprendere le redini in mano”. In altri termini, agire così significa scegliere la scelta dell’autenticità.

Scegliere in prima persona

La risultante che scaturirà dalla focalizzazione sull’autenticità del proprio itinerario di vita sarà la possibilità di scegliere e intraprendere un percorso personale e fortemente auto-determinato (ovvero, determinato da sé stessi). Questo libero atto di scelta di una direzione per la propria vita porta in sé l’enorme potenzialità del contemplare il senso stesso della propria esistenza e del selezionare il “condimento” di cui ci si vuole ornare.
Il pensatore spagnolo Ramón Lucas Lucas parla, in questo senso, di opzione fondamentale della propria vita, ovvero quella scelta, sempre rinnovata in ogni atto libero, con cui ogni uomo decide il senso globale da dare alla sua vita o il tipo di uomo che vuole essere.

Sezione testo consigliato

Martin Heidegger, Essere e tempo

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