Orientamento con le stelle
Mondo antico,  Storia

Sidera, farsi guidare dalle stelle: un viaggio tra le pagine della storia

Seconda stella a destra, questo è il cammino. E poi dritto fino al mattino.

(Edoardo Bennato, L’isola che non c’è, Sono solo canzonette, 1980)

Così canta Edoardo Bennato, riprendendo il famoso romanzo Le avventure di Peter Pan, che racconta la storia del bambino che non voleva crescere, personaggio ideato dallo scrittore britannico James Matthew Barrie nel 1902. Come le stelle guidano Peter Pan e i suoi compagni di viaggio verso l’Isola che non c’è, così queste hanno accompagnato la vita degli uomini sin dalle origini del tempo.

Il destino letto attraverso le stelle

Sidera, le stelle appunto, hanno sempre guidato l’uomo non solo nello spazio ma nella vita di tutti i giorni. Infatti sin dalle radici della storia le persone hanno sentito la necessità di ricercare nella volta celeste lo scopo della propria vita, un legame precostruito tra le proprie vicende e i fenomeni cosmici. A questa ricerca si deve la prima scoperta delle costellazioni, su cui si fonda ancora oggi l’oroscopo.

Le costellazioni venivano utilizzate non solo come indicatori naturali dello scorrere del tempo e delle attività agricole ma anche come punti di riferimento per l’orientamento. Già nel Paleolitico sembra che si fosse sviluppato un sistema di venticinque costellazioni, su cui si basavano gli orientamenti dei primi monumenti megalitici, come il famoso complesso di Stonehenge.
Secondo questa “protoastronomia” le costellazioni venivano ripartite principalmente in tre gruppi, che rappresentavano metaforicamente i nostri Paradiso, Terra ed Inferi:

  • il primo gruppo è il Mondo superiore, che comprendeva le creature aeree, come il Cigno, l’Aquila e Pegaso, che avevano al culmine la maggiore altezza sull’orizzonte;
  • il secondo gruppo è la Terra, che includeva le creature terrestri, cioè Perseo, Vergine, Serpente, Orione, il cui culmine raggiungeva un’altezza media sull’orizzonte;
  • infine il terzo gruppo è il Mondo inferiore, di cui facevano parte le creature acquatiche, Pesci, Balena, Nave Argo, che erano collocate per la maggior parte del tempo al di sotto dell’orizzonte.
stelle-sidera

Tutt’altra astrologia è quella delle popolazioni del Centro America, che rimase confinata nell’isolamento sino ai tempi moderni. Il loro culto era legato particolarmente al pianeta Venere, identificato con la divinità nota come “serpente piumato”. Proprio sui suoi moti, queste popolazioni indigene svilupparono un preciso calendario astronomico.

L’evoluzione del significato delle stelle

L’iniziale valenza naturalistica che contrassegnava il nome delle stelle cambiò radicalmente all’epoca degli antichi Greci, quando i nomi delle costellazioni si legarono ai temi della mitologica. Per esempio i Greci assegnarono i nomi delle divinità dell’Olimpo ad alcune “stelle” particolari, da loro definite πλανῆται (planētai, cioè vagabondi), che sembravano muoversi rispetto alle stelle fisse: si trattava dei pianeti del Sistema solare, anche se solo i primi cinque, da Mercurio fino a Saturno.

Con l’arrivo del Medioevo vi fu un generale periodo di stasi nelle ricerche astronomiche, dovuto essenzialmente al fatto che gli astronomi cristiani preferirono accettare la cosmologia aristotelico-tolemaica, che risultava in sintonia con gli scritti biblici. Si distinsero però in questo periodo gli astronomi islamici, ecco spiegato perché la maggior parte delle stelle ad oggi possiede ancora nomi arabi.

Un altro fenomeno che ridestava l’attenzione dell’uomo era l’apparizione nel cielo di comete, considerate vere e proprie stelle. Questo era un avvenimento piuttosto raro, ma quando si verificava era considerato un cattivo presagio, tanto da suscitare generalmente apprensioni e angosce. Il significato cambiò con l’avvento della tradizione popolare cristiana, in cui la cometa acquista, invece, una valenza positiva. Un esempio è quello della Stella di Betlemme, tradizionalmente considerata una cometa, che si ritiene abbia guidato i Re Magi verso il luogo di nascita di Gesù. Anche le meteore, popolarmente dette stelle cadenti, rivestivano un ruolo particolare nella cultura popolare. Queste erano infatti considerate di buon auspicio, in particolar modo quelle che comparivano nella notte di San Lorenzo, ovvero le Perseidi.

Navigar nel cielo stellato

Le stelle vengono definite dalla scienza come quei corpi celesti che brillano di luce propria e noi sappiamo che la prima fra queste è il Sole, la stella più prossima alla Terra. Tuttavia, quando ci si riferisce al termine “stella” solitamente si pensa a tutti gli altri corpi celesti più lontani che popolano il cielo notturno. Nell’emisfero boreale, i cieli più ricchi di stelle sono quelli invernali, mentre durante le stagioni estive, nonostante sia visibile il centro della Via Lattea, i cieli sono leggermente meno ricchi. Molte più stelle illuminano, invece, il cielo dell’emisfero australe, in particolare durante le notti estive.

La luce delle stelle ha illuminato le notti degli uomini sin dalle proprie origini e seguire gli astri è diventato ben presto una delle tecniche più antiche per orientarsi, soprattutto quando attorno a noi non ci sono altri punti di riferimento, come accade durante la navigazione. I primi a viaggiare in acque sconosciute furono i Fenici, che si orientavano proprio grazie alle due Orse, quella maggiore e quella minore. Anche il mitico Ulisse, come ci racconta Omero nell’Odissea, intraprese il suo viaggio di ritorno seguendo una rotta che si basava sulla posizione dell’Orsa Maggiore, da tenere sul lato sinistro insieme alla costellazione di Boote, mentre le Pleiadi si dovevano trovare sulla destra.

Trovare l’ispirazione nelle stelle

Le stelle non hanno solo mostrato la corretta via ai viaggiatori dispersi, ma hanno anche guidato le menti e dato ispirazioni a numerosi artisti.

Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me.

(Epitaffio sulla tomba di Immanuel Kant dalla Critica della ragion pratica, 1788)

Numerosi sono, infatti, i riferimenti sulle stelle nella letteratura, da quella appartenente all’Antica Grecia o all’epoca Romana, fino a quella italiana: da Dante nella Divina Commedia, a Giacomo Leopardi, che inserisce numerosi riferimenti astronomici nelle sue opere, come in Canto notturno di un pastore errante dell’Asia o in Le ricordanze, fino a Pascoli e a Ungaretti. Ma non è solo la letteratura italiana a citare le stelle; un esempio si trova nel romanzo francese di formazione Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry:

Di notte, ricordati di guardare le stelle. Dove sto io è troppo perché possa mostrarti dove si trova la mia. Meglio così. La mia stella sarà per te una qualsiasi, e allora ti farà piacere guardarle tutte… Saranno tutte tue amiche.

Anche la musica ha tratto ispirazione dagli astri. Per esempio, nell’epoca romantica si poneva l’accento su tutti gli episodi in grado di scatenare nell’animo umano quelle forti sensazioni che prendono il nome di “sublime”, come appunto faceva la vista del cielo stellato. Da qui nascono i Notturni, e tra queste composizioni le più importanti furono ideate dal genio del pianoforte Fryderyk Chopin.

Infine anche i pittori hanno coltivato la propria creatività guardando le stelle. Giotto, Vincent van Gogh e Joan Miró subirono il fascino irresistibile della volta celeste. In particolare Van Gogh confidò che la speranza risiedeva nelle stelle e le sue tante raffigurazioni notturne nascevano appunto da

un bisogno tremendo di religiosità, per questo alla sera vado fuori e dipingo le stelle.

Notte stellata di Van Gogh
Notte stellata, Vincent van Gogh, 1889, olio su tela, 74 x 92 cm, MoMA The Museum of Modern Art, New York

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