Attualità,  Cinema,  Processi,  Psicologia,  Sociale

Il sottile velo tra apparenza e verità nel processo Johnny Depp vs Amber Heard

Depp vs Heard. “Il processo dei vip”, “il processo del secolo”, il processo più cliccato sul web (oltre un miliardo di volte): con molti nomi è stato chiamato il confronto giudiziario del 2022 fra gli attori Amber Heard e Johnny Depp. A ripercorrere ogni evento, ogni testimonianza, per un totale di 6 settimane di processo, uscirebbe un resoconto estremamente lungo e non attraente ai più (compreso me!). Quello che farò qui è proporre la vicenda in linea generale, condendola con alcune riflessioni e con la mia opinione, ed accostandola infine a quello che è un tema molto attuale e sempreverde: la relazione tra l’apparenza, la verità ed il velo che li divide.

Johnny Depp vs Amber Heard: il perché

Il motivo per cui Johnny Depp intenta una causa per diffamazione contro la sua ex moglie Amber Heard, nel 2019, sono le conseguenze che avrebbero avuto (e che l’attore già stava scontando) le dichiarazioni fatte da Amber in un editoriale pubblicato nel 2018 sull’americano The Washington Post (dal titolo: “Ho parlato contro la violenza sessuale e ora subisco l’ira della nostra cultura. Questo deve cambiare”). La Heard accusava in particolare “un suo precedente compagno” di aver perpetrato nei suoi confronti violenze domestiche, senza farne il nome. Tuttavia, agli occhi di molti quel nome era scritto a caratteri invisibili lungo tutto l’articolo: Johnny Depp.

Conseguenze e potenzialità minacciose

Ormai il mondo è social, lo sappiamo: ne facciamo parte anche noi! Le notizie circolano a una velocità imbarazzante, facendo il giro del mondo in pochi minuti. L’opinione pubblica è pronta a succhiare ogni informazione interessante e a farne un caposaldo, uno spunto per atteggiarsi e comportarsi in un certo modo nei confronti di una certa persona, o evento, o argomento. Johnny Depp e il suo team (avvocati, specialisti in comunicazione nei mass media, e molti altri) hanno visto le potenzialità minacciose di tutto questo per la sua figura come persona, ma ancor più per la sua immagine di attore, che aveva già visto (e mostrato indirettamente al mondo) l’esclusione da due brand di enorme popolarità come Pirati dei Caraibi e Animali Fantastici.

Coordinate storico-spazio-temporali

Già in precedenza Johnny si era ritrovato a chiamare in causa, sempre per diffamazione, il tabloid inglese The Sun, che – nell’ambito di un articolo sul suo ruolo nei film Animali Fantastici – l’aveva definito “picchiatore di mogli”: in quel processo, svoltosi nel 2020 a Londra, Amber Heard testimoniò per la difesa, contribuendo con le sue prove al verdetto finale in cui il giudice (e non la giuria!) avrebbe dato ragione al The Sun, concludendo che 12 dei 14 casi di abusi citati erano sicuramente avvenuti. In quel contesto, la tesi di Depp, ovvero che l’ex moglie fosse solo alla ricerca di soldi, venne rigettata.

Tornando al primo processo (che per via del Covid venne rimandato diverse volte), esso è iniziato ufficialmente l’11 aprile 2022, presso il tribunale di Fairfax, in Virginia (USA), ma non prima della controdenuncia fatta da Amber Heard, anch’essa per diffamazione! Esso si è concluso, differentemente dall’altro, con un verdetto favorevole a Johnny Depp, il quale ha potuto vedere in questo modo risarcite – almeno, a livello astratto… – tutte le perdite subite a causa delle diffamazione – a parer suo – subita dalla Heard.

Un processo per diffamazione, oppure…

Il fatto su cui mi voglio concentrare è la dinamica che ha preso piede durante il processo: si era partiti da una denuncia (e controdenuncia) per diffamazione, ma si è arrivati fondamentalmente a un processo intentato su accuse di violenze e abusi domestici, sia da una parte sia dall’altra.

Testimoni e prove apportate da entrambe le parti, principalmente, sembravano voler difendere la propria immagine ma soprattutto accusare – cercando di mostrare allo stesso tempo alla giuria la veridicità di quanto sostenuto – la controparte di essere un fautore (o una fautrice) di grandi abusi e violenze, fisiche e psicologiche, all’interno della loro breve relazione.

Depp e Head
Immagine che raffigura i due attori nei loro ruoli che li hanno portati ad essere famosi.
Immagine tratta dal sito web di The Sunday Times: www.thetimes.co.uk/

Spostiamoci sul personale

In maniera sorprendentemente attenta, ho seguito il processo in tutto il suo decorso, cercando di alternare riassunti a osservazione diretta dei protagonisti. Mi sono soffermato dunque su qualche testimonianza, sull’espressività, l’enigmaticità di alcuni volti, modi di atteggiarsi… e ritengo che, per quanto non sana sia stata – da ambo le parti – la relazione tra Johnny e Amber, Johnny sia quello che si può definire vittima.

Qualcosa non torna…

Troppe cose non tornano sul conto di Amber Heard e del suo entourage. Non parlo solo di sensazioni: prove insufficienti, potenzialmente non veridiche; l’apparente mancanza di fiducia, emersa nei controinterrogatori, tra la Heard e i suoi avvocati; incongruenze, incompatibilità, buchi sospetti nei racconti di Amber – soprattutto in sede del controinterrogatorio, che non viene preparato in alcun modo dall’interrogato. Tutti questi elementi, uniti a testimonianze non convincenti, a volte non inerenti, non ben integrate tra loro ma soprattutto – troppo spesso, rispetto a quanto dovrebbe essere! – non volutamente ambigue (a volte, per i dati e le affermazioni riportati, sembrava che il testimone stesse testimoniando a favore di Depp!), hanno reso ai miei occhi – e agli occhi di molti altri – come non affidabile quanto raccontato da Amber Heard, o almeno non totalmente affidabile.

Chi tiene il coltello per il manico?

È certo che Johnny non fosse un uomo perfetto: come lui stesso, con umiltà, ha affermato più volte apertamente, ha avuto per gran parte della sua vita un problema con la dipendenza da alcool e droghe. Proprio questo è stato il cavallo di battaglia della controparte: mostrare un doppio Johnny. Il Johnny ideale, amorevole e dolce quando non era sotto effetto di droghe e alcol, contro il Johnny “mostro” violento e intollerante, quando era drogato e/o alcolizzato. Amber sarebbe stata solo una onesta e ingenua ragazza di provenienza campagnola ritrovatasi in mezzo a qualcosa di più grande di lei.

In un certo senso, però, questo è stato anche il cavallo di battaglia dell’accusa (quindi, diDepp stesso): infatti, Johnny – a differenza della Heard – si è dipinto come un essere umano, fallibile, che ha avuto le sue difficoltà e i suoi momenti bui, e che ancora li ha; ma che ha usato droghe e alcol fin dall’adolescenza solo per trovare un rifugio da un comportamento genitoriale (quello della madre) instabile e inadeguato nei confronti di tutta la famiglia. L’abuso di sostanze avrebbe funto da calmante, permettendo a Johnny di fuggire dalla situazione, finché non si fosse calmata. “Fuggire”, non “attaccare”.

Fuggire, non attaccare

È questa la frase, forse, che riassume tutto il processo: come anche confermato da diverse fonti (medici e psicologi che hanno seguito negli anni Depp), le sostanze servivano per rifugiarsi in una situazione priva di stimoli negativi, e non per attaccare e sovrastare gli altri (e in particolare Amber, che invece affermava il contrario). Se fosse vero, tutte le accuse di Amber sul fatto che lui sia stato molteplici volte violento con lei, cadrebbero.

In base a diverse prove e testimonianze, sembrerebbe che questa “fuga” sia la esatta dinamica che, nel concreto, andava a ricrearsi durante le litigate tra i due. Amber diventava aggressiva, o comunque la situazione si scaldava, e Johnny, arrivato a una certa soglia di tolleranza, non poteva più sopportare tutta quell’aggressività – definita dalla stessa Heard in una prova audio come l’equivalente di “affrontare le cose” -, motivo per cui cominciava letteralmente a fuggire da lei andandosi a rintanare e chiudere nelle varie stanze della casa, una dopo l’altra, mentre veniva inseguito da Amber.

Il problema di Amber

Dunque, il problema di Johnny sarebbe la dipendenza da e l’abuso di sostanze… ma quale potrebbe essere il problema di Amber?

È qui che scendiamo in profondità nella nostra riflessione. Prima che uscissero delle fonti – soprattutto testimonianze – più o meno affidabili in merito, ho avuto l’impressione che Amber potesse soffrire di un disturbo di personalità borderline.

I disturbi di personalità nel DSM-5

Prendendo come riferimento il DSM-5 (la versione attuale del “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”), i disturbi di personalità sono dei disturbi psicologici che si manifestano tramite un pattern di esperienza interiore e comportamentale che risulti inflessibile e pervasivo in un ampio ventaglio di situazioni personali e sociali. Esso causa disagio clinicamente significativo o compromissione funzionale nelle aree importanti della vita, e devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura di appartenenza dell’individuo.

Il disturbo di personalità borderline

In particolare, si definisce il disturbo borderline “un pattern pervasivo di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e una marcata impulsività” (DSM-5). Quasi tutti elementi che sembrano emergere in maniera importante dall’analisi delle vicende maggiori che hanno contrassegnato la relazione turbolenta dei nostri due protagonisti, in base a quello che ci è stato riferito.

A maggior ragione se consideriamo alcuni degli elementi, più concreti, caratterizzanti i criteri diagnostici da soddisfare per il disturbo borderline:

  • alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione” (criterio n.2), che potrebbe riferirsi a un modo estremo di concepire non univocamente la figura di Johnny Depp (un “Depp ideale” vs un “Depp infimo”);
  • instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore (per es., episodica intensa disforia, irritabilità o ansia)” (criterio n.6);
  • rabbia inappropriata intensa, o difficoltà a controllare la rabbia (per es., frequenti accessi di ira, rabbia costante, ricorrenti scontri fisici)” (criterio n.8);
  • infine, “ideazione paranoide transitoria” (criterio n. 9), che potrebbe correlarsi ai sospetti – traspariti da alcune testimonianze – da parte della Heard su presunti tradimenti compiuti da Depp ai suoi danni (DSM-5).

Su altri criteri, che riguardano la sfera peculiare interiore ed intima di Amber (i cosiddetti criteri covert), non possiamo metter bocca.

Il velo che cela la verità

Delineata allora questa analisi, possiamo estenderci ad una riflessione più ampia, andando a riprendere la parola della settimana: “velo”.

Ciò che è stato mostrato in molte salse dal team di Amber è stato spesso in netta contrapposizione con quanto mostrato dal team di Depp. Possibile che le due visioni coesistano? Viene spontaneo chiedersi: dov’è la verità?

La verità raramente ha caratteri veramente assoluti, almeno per come la possiamo raggiungere noi esseri umani. Spesso essa mostra facce diverse, il che rende ostico inquadrare una cornice che metta insieme punti di vista apparentemente molto differenti, non conciliabili.

Se è vero che spesso una visione d’insieme può far convivere pacificamente diverse prospettive, è anche vero che in questo caso i due protagonisti sembrano apportare contributi che si scontrano sull’antico e logicamente stabile “principio di non- contraddizione”: “È impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo” (Aristotele). In altri termini, non è possibile che A e non-A siano veri allo stesso tempo (dove per “A” intendiamo un evento/situazione/verità e per “non-A” intendiamo il suo contrario).

Dov’è la vera verità dietro al velo?

Dunque: dov’è la vera verità? In quello che dice Amber Heard o in quanto sostiene Johnny Depp?

Sicuramente, in parte, le differenti vicende e posizioni possono essere armonizzate in un quadro unico di più ampio respiro. Ad esempio, pensando ad una relazione (e a delle situazioni concrete) in cui, talvolta, violenza è stata commessa da una parte e dall’altra, anche se sotto diverse forme e contenuti.

Dall’altra parte, quando su vicende singolari si scontrano opinioni opposte, è lampante che qualcuno, in una certa misura, stia mentendo. Non è evidente chi, ma a questo servono le prove: a cercare di scoprire da quale parte la bilancia pende realmente.
E, in base alle prove e ad una serie di indicatori situazionali, verbali, non verbali e logici – menzionati sopra – sembra che Johnny Depp abbia ragione nel proporre la sua prospettiva e i “suoi” fatti, nonché nel credere che quanto dichiarato su di lui, oltre che (parzialmente) falso, sia una vera e propria diffamazione.

La motivazione di Amber

Se così fosse… che interessi avrebbe Amber Heard nel mentire? Johnny ha più volte sottolineato come il teatro orchestrato da Amber servisse solo per arricchirsi sfruttando la sua fama.

Secondo me, la questione è più sottile: non escludo la possibilità del “farsi strada”, in termini di fama, o di arricchirsi; ma tendo a vederla connessa al fatto che Amber creda veramente in quello che sta facendo. L’articolo in cui difende la libertà di parola delle vittime di abuso e violenze domestiche, e certi suoi discorsi a volte, sì, un po’ stereotipati, ma nei quali sembra credere fermamente, sostenendo libertà di espressione e indipendenza femminile in un mondo in cui molte situazioni di abuso e violenza vengono nascoste, celate agli occhi degli altri e per questo perpetuate con indifferenza e noncuranza. Ciò sembra mostrare una scintilla di forza autentica a cui Amber dedica molte sue energie. Ma non è detto che ciò coincida con la veridicità di quanto sostenuto da lei in sede di processo.

Infatti, potrebbe in parte aver strumentalizzato questi contenuti per tentare di “raggirare” i detentori della sentenza, potrebbe essere stata una tattica del suo team, una sorta di teatro. Ma, ancora una volta, credo che la verità si celi in caratteristiche più nascoste, più profonde all’interno dell’intero vissuto di Amber. Ed è un significato che si nasconde nella natura della personalità in generale, prima ancora che nella personalità borderline.

Essenza e formazione della personalità

Tutti noi tendiamo a ricercare stabilità e punti di riferimento nella vita, e l’acquisizione di essi ci porta a sviluppare un modo di sentire, di percepire la vita, di pensare e di comportarci coerente e tendenzialmente stabile. Tutto questo viene anche chiamato “personalità”.

I disturbi di personalità riguardano proprio la personalità, e come abbiamo visto sono caratterizzati da schemi particolarmente pervasivi e inflessibili. Schemi che, immaginiamo, potrebbero portare una persona a vivere (quasi) senza sfumature. Questo vale particolarmente per il disturbo borderline. Infatti esso è uno dei disturbi in generale più problematico: non solo da trattare, ma anche da concepire. L’esperienza di vita di chi soffre in tal modo è costituita da un misto continuo di confusione e chiarezza, basato su momenti di idealizzazione contrapposti a momenti di svalutazione, dinamica che riguarda sia la visione degli altri che di sé stessi. Gli psicologi evolutivi si concentrano sul fatto che nell’infanzia la persona abbia vissuto una totale mancanza di punti di contatto coerenti e affidabili con le figure di accudimento.

Percezione e interpretazione della realtà

In questa prospettiva, particolare attenzione merita la percezione della realtà vissuta. Se si è abituati a vivere in un certo modo, interpretando in un modo cognitivamente stabile la realtà, si tenderà a pensare ed agire le situazioni vissute in un modo coerente con queste percezioni. Possiamo dire che anche Amber avrà vissuto tutti i correlati della sua relazione con Depp in questo modo, e che dunque lei sia convinta – e gran parte della sua difesa su questa convinzione si basa – che, per come vede (sente, percepisce, interpreta) lei le cose, è lei ad essere vittima.

Ossia, è lei ad avere ragione. E, ancora più peculiare, potrebbe godere di una lucida consapevolezza del fatto che ogni suo comportamento, ogni sua scelta ed ogni sua reazione sia sacrosanta, giusta e buona. A fronte di ciò, il modo in cui cercherà di proporre la sua visione implicherà una franca e spontanea manipolazione (in molta parte inconscia, alla luce di tutto ciò che stiamo scrivendo) delle informazioni, e della sua percezione di esse, funzionale a manifestare certi aspetti piuttosto che altri e a mettere in rilievo certi significati nel contesto più generale.

La soggettività al servizio dell’oggettività

Per fortuna, gli esseri umani non sono realtà totalmente indipendenti, e ciò che viene creato come contesto comune e che spesso corrisponde alla realtà dei fatti corrisponde a ciò che esiste in quanto oggettivo. E l’uomo è capace di raggiungere l’obiettività anche quando la propria soggettività gridi qualcosa di contrario. Tramite un percorso lento, graduale, altalenante, incerto a volte: perché la soggettività può essere ciò che ci tiene in piedi sul terreno su cui poggiamo, può essere ciò su cui si basano le nostre credenze più profonde, può essere ciò per cui combatteremmo fino all’ultimo respiro.

Ma la soggettività è basata in parte su apprendimenti e condizionamenti, su vicende che abbiamo vissuto per tutta la vita, le quali – purtroppo e per fortuna – possono essere state traumatiche, in un certo senso “negative”, e possono averci condotto a credere di dover abituarci a pensare e ad agire in un unico modo. Se dunque abbiamo costruito delle abitudini disfunzionali, frutto di tutto questo “lavoro”, è difficile accorgercene, perché noi abbiamo la nostra prospettiva, che ci spinge ad agire così e a credere in tal modo di raggiungere dei benefici. È estremamente difficile, cioè, accorgerci che qualcosa non va in come pensiamo e agiamo, e allo stesso modo è difficile intraprendere un percorso che ci porti ad evolverci, migliorarci, edificarci. A costruire nuove abitudini.

Egosintonia e personalità

Questo è quello che in psicologia viene chiamato “egosintonia”. Ovvero, l’essere sintonici con il proprio io, con la propria soggettività: vedere la realtà come essa ce la suggerisce. In particolare, è una dicitura affibbiata a certi disturbi come – e capirete perché – i disturbi di personalità. Anche se, in certa misura, potremmo dire che riguarda anche l’espressione di qualsiasi personalità. Quindi, tutto questo riguarda anche Amber Heard perché lei è un essere umano. In una situazione ancor più complessa come quella del disturbo borderlinesempre che ne soffra veramente -, i confini posso veramente essere confusi, confondenti, e la propria soggettività, per quanto instabile, può sembrare l’unica stabilità della vita. Anche se ciò potrebbe portare a non trovare mai riposo…

A questo punto, l’unica via per ridimensionare il tutto in maniera buona sarebbe destrutturare parzialmente il sistema, per apportare nuovi elementi buoni e innovativi, integrandoli con ciò che, di buono, già si trova dentro. La base per compiere ciò è la fiducia. Il fine, invece, cercare di raggiungere il terreno comune che costituisce la realtà oggettiva, mettendo a proprio servizio la propria peculiare ed unica soggettività, per vivere in maniera buona e amorevole e per raggiungere un’autorealizzazione tendente all’infinito.

Sezione contenuti multimediali consigliati

Per un approfondimento dell’intera vicenda, consiglio vivamente la visione dei video di Alice del canale YouTube L’ora del tè.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.