Wanderlust
Poesia

Wanderlust: un appassionato viaggio a Itaca

Wanderlust, sentite come suona bene?
Come facevo a non scriverci un articolo sopra? Tanto più che non sono uno di quegli italianisti che schifa a priori le parole inglesi.
Perché, ebbene sì, a volte anche gli inglesi hanno gusto: wanderlust, esattamente “amore per il viaggio“, desiderio/voglia/lussuria del vagare. Le traduzioni ammiccanti potrebbero essere molte, a seconda della sfumatura scelta.

Allora indaghiamole queste sfumature! Partiamo da “wander” e dalla differenza tra “viaggiare” e “vagare”. In entrambi i casi bisogna macinare molta strada, ma la chiave di volta è la direzione.
Occhio: ho detto la direzione, non la meta. Perché, da inguaribile romantico, non mi sognerei mai di dire che è la meta a definire il viaggio, il viaggio ha senso di per sé. Però, appunto per aver senso deve porsi una direzione, deve tendere a qualcosa.
Se invece vaghi, te la svagheggi, insomma ti stai facendo un giro, forse ti perdi, ti lasci andare e può essere una cosa pericolosa o comunque bellissima.
Non ricerchiamo il senso a tutti i costi nella vita, però è bene saper distinguere le sensazioni: sto viaggiando o sto vagando?

Wanderlust, che parola! Ci voleva l’inglese per farmi diventare filosofo. Mai scritto un articolo così concettuale, giuro! Non so neanche con che voglia lo scrivo…
Mmm, aspettate un attimo: con voglia o con desiderio? Oppure ancora, con amore? No, escludiamo l’amore, per una volta. Concentriamoci adesso sulla parola “lust”, quella voglia che proprio ti prende le viscere, non il desiderio platonico ideale. No, signore e signori, parlo di quella voglia che ti si attacca alle budella e non solo. Che ti porta in mare aperto come una vela spiegata col il vento a favore e che favore!
Sì, la voglia entusiastica, d’istinto, irrefrenabile. Poco a che fare con la ragione, molto a che vedere con la chimica. Questa voglia qui, questa dipendenza, questa forma di lussuria aveva Ulisse nei confronti dell’ignoto, del viaggio, della scoperta.
E perché Ulisse? Che diavolo c’entra ora Ulisse? Voglio finire a parlare del canto XXVI dell’Inferno di Dante, voglio cavarmela così?
No, carə lettrici e lettori. Dopo tanta filosofia, pardon, delirio, intendo prepararvi un congedo più leggero. Tendente al saggio sì, ma con parole amiche, parole dei giorni nostri e di sempre: le prime che mi sono venute in mente.


Non appena ho sentito in redazione la parola wanderlust un pop-up si è aperto nel mio cervello, una poesia non richiesta di Konstantinos Kavafis, una poesia che ho letto tante volte ma che non mi era mai suonata così giusta.
Ci aiuterà forse a mettere da parte il lessico, i significati, e a trovare qualcosa di più vero: oltre le mete, i viaggi, i desideri. O forse no, ma almeno immagineremo il Mare; alle porte dell’inverno come siamo, quale nostalgia sarebbe più appropriata?

Itaca

Quando inizierai il tuo viaggio verso Itaca,
prega che la strada sia lunga,
ricca di avventure, di conoscenza.
Lestrigoni e Ciclopi,
Poseidone furioso – non averne timore:
non ne incontrerai mai sul tuo cammino,
se i tuoi pensieri rimarranno alti, se una gentile
emozione accarezzerà il tuo spirito e il tuo corpo.
se già non li porti dentro la tua anima,
se l’anima non li frapporrà ai tuoi passi.
Prega che la strada sia lunga.
Che le mattine d’estate siano molte, quando
con grande piacere, con grande gioia,
entrerai per la prima volta in porti mai visti;
fermati ai mercati fenici,
compra le merci migliori,
di madreperla e corallo, ambra e avorio,
caldi profumi di ogni genere –
profumi quanti ne puoi portare.
Visita molte città egizie,
per imparare ancora e ancora dai sapienti.
Tieni sempre Itaca a mente:
raggiungerla è il tuo ultimo scopo.
Non affrettare però minimamente il viaggio,
meglio lasciarlo durare molti anni;
attraccare alfine all’isola quando sarai vecchio,
ricco di tutto ciò che avrai raccolto per strada,
senza pretendere che Itaca ti offra altri tesori.
Itaca ti ha donato il Viaggio meraviglioso.
Senza di lei tu non saresti mai partito per la tua via.
Essa non ha null’altro da offrirti.
Se la troverai povera, non credere che Itaca t’abbia ingannato.
Saggio come sarai diventato, con tanta esperienza,
avrai già compreso cos’è Itaca.

Konstantinos Kavafis

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